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Cuore, arte e volontariato così Staffoli realizza e dona cinquemila mascherine

m.S.
Cuore, arte e volontariato così Staffoli realizza e dona cinquemila mascherine

Elisabetta e Stefano hanno coinvolto associazioni e sarte del paese I dispositivi distribuiti alla farmacia ma anche in altre zone d’Italia 

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solidarietÀ

Questa storia si potrebbe concludere con un bel gemellaggio tutto italiano fra Staffoli e il Comune di Pietraporzio, nel Cuneese. Ma prima di spiegare il perché di questo gemellaggio, c’è tutta una vicenda molto umana da raccontare: l’espressione latina “Homo homini lupus”, che andando oltre la traduzione letterale vuol dire che l’uomo è fondamentalmente egoista, qui non trova alcun appiglio.

Siamo nelle primissime ore del lockdown, a Staffoli: in questa frazione – come del resto in tutta Italia – le mascherine non si trovano, solo il Santo Graal del 2020. Quindi che fare se in farmacia non ci sono e se su internet vengono vendute a prezzi folli? Semplice, realizzarle in proprio.

Questo è ciò che ha pensato Elisabetta Arnolfi, che lavora in una confezione e che ha una certa dimestichezza nell’arte del cucire. Elisabetta si è appoggiata ad un vicino di casa, l’organizzatore di eventi Stefano Masi: «Non si trovavano da nessuna parte – racconta Stefano – così una volta Elisabetta mi ha confidato la sua volontà di realizzare le mascherine; io per caso avevo un rotolo di tessuto non tessuto e così tutto è partito. Abbiamo messo insieme una piccola squadra, grazie anche all’aiuto di tante donne di Staffoli che hanno cucito o fatto altro, mentre io mi occupavo di consegnarle alla nostra farmacia». In due mesi ne hanno prodotte (e regalate) 5.000: «Ogni sera – prosegue Stefano – andavo alla farmacia e vedevo la gente in fila che osservava le nostre mascherine come fossero oro. L’abbiamo fatto per noi e poi abbiamo aiutato anche altri Comuni in Italia, come quello di Pietraporzio». Ad ogni confezione donata Stefano allegava un biglietto di speranza scritto a mano, mentre le spedizioni non sono mai state fatte pagare. Per lui è stato anche un modo di guardare a questi mesi con un’ottica diversa: «Io organizzo eventi, ho chiuso prima di tutti e riaprirò per ultimo. Pensare alle mascherine, a questo compito che ci eravamo dati, mi ha aiutato ad allontanare i brutti pensieri dalla mia testa». Stefano, Elisabetta e tutti gli altri hanno goduto anche dell’aiuto delle associazioni locali; come il gruppo carnevalesco della Lupa, che ha donato l’elastico necessario. «Una signora, che era malata a casa, mi ha chiesto di trovarle un modo per dare una mano».

La notizia di questa catena di altruismo è giunta anche all’orecchio del vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca, che ha dedicato ad Elisabetta e Stefano una speciale preghiera. «Adesso ci siamo fermati – conclude Stefano – e spero di non dovermi più ritrovare in una situazione del genere; vorrei festeggiare quando tutto sarà finito con le persone che abbiamo aiutato». L’ultima confezione da 200 mascherine è stata donata al Comune di S. Croce, a chiusura del cerchio. —

m.S.

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