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Pontedera

la tragedia del primo maggio 

Il grido di dolore del fondatore di Shalom: «Babacar è stato ucciso dall’indifferenza»

marco sabia
Il grido di dolore del fondatore di Shalom: «Babacar è stato ucciso dall’indifferenza»

Identificato il cadavere trovato nell’ex scuola, si tratta di un 31enne senegalese. Don Cristiani si sfoga e organizza il commiato

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FUCECCHIO

L’hanno riconosciuto i parenti che vivono nel comprensorio, notando che i vestiti che avvolgevano i resti di quel cadavere erano quelli del giovane nipote: grazie a questi particolari finalmente ha un nome il corpo trovato il primo maggio all’ultimo piano dell’ex scuola Landini Marchiani. Babacar Sow, nato nel 1989 in Senegal, è morto nell’indifferenza: si era addentrato nella scuola-cantiere probabilmente per trovare riparo, poi aveva acceso un braciere per scaldarsi e i fumi del monossido lo hanno ucciso; questa è l’ipotesi più plausibile, anche perché il medico accorso sul posto ha dichiarato la morte naturale e di conseguenza il magistrato non ha disposto l’autopsia, che in questo caso è chiarificatrice. Esame che, tra l’altro, diventava alquanto complicato perché il corpo era in avanzato stato di decomposizione; per questo sono serviti i vestiti (rimasti integri) a permettere l’identificazione del cadavere. Questa è la dura e asciutta cronaca di una vicenda fatta di solitudine ed indifferenza, anche se (per fortuna) è decisamente raro che si verifichino episodi di tal genere a livello locale. Almeno quel corpo ha finalmente un nome e la sua famiglia – appena la comunità senegalese riuscirà a sbrigare le pratiche burocratiche – potrà piangerlo. Babacar lo conoscevano in tanti: spesso dormiva in ripari di fortuna (che fossero panchine o porticati). E infatti quando ieri ha iniziato a girare la sua foto sui social network il cordoglio per la sua scomparsa non ha fatto che crescere. C’è però un altro aspetto, sollevato dal comitato per i diritti umani, che raccoglie tante associazioni del comprensorio del Cuoio: Babacar è morto solo, a 31 anni, nel fiore della sua vita.

L'ha trovato il responsabile locale dell'Associazione Nazionale Carabinieri Salvatore Spitaleri, che stava "pattugliando" la zona. Il cantiere è chiuso da tempo causa coronavirus e se non fosse stato per questa scoperta casuale chissà per quanto il corpo del giovane sarebbe rimasto lì: «Un uomo vittima dell'indifferenza – dichiara don Andrea Cristiani, fondatore di Shalom e promotore del comitato - e della nostra tragica incapacità di rispondere ai bisogni essenziali dei diseredati e dei più soli».

Una riflessione dell’arciprete della Collegiata, non una voce qualunque nel mondo locale, che ha portato ad una presa di posizione del comitato di cui Shalom fa parte: «Nessuna notizia sulla persona, nessun accertamento comprovato sulle cause del decesso: il giorno dopo è giunta l'asettica dichiarazione che già si era provveduto alla sanificazione dei locali. Di sicuro la morte del giovane africano in mezzo ad una comunità che si dichiara solidale e democratica è una sconfitta per tutti noi, per la nostra realtà locale, ma soprattutto è il drammatico risultato di decenni di politiche discriminatorie e razziste. Questo terribile avvenimento non può concludersi con degli asettici comunicati stampa sulla sanificazione: chiediamo alle autorità competenti di fare un'indagine approfondita sulle cause della morte che preveda eventualmente anche l'autopsia».

Le generalità della persona sono adesso note e la famiglia è stata avvertita; l’autopsia però non ci sarà e le cause della morte rimarranno quelle ipotizzate. Il comitato ha promosso un commiato "interreligioso" (Sow era musulmano), al quale hanno già aderito molte associazioni e singoli cittadini (la cerimonia sarà riservata a un massimo di 15 persone, ma sarà trasmessa sulle pagine Facebook del Movimento Shalom e della Collegiata di Fucecchio): «Contro l’indifferenza ed il cinismo ci siamo dati appuntamento domani (oggi per chi legge, ndr) alle 11 sul Poggio Salamartano a Fucecchio per dare il commiato a questa persona che non è uno “scarto” ma la conseguenza della nostra indifferenza». —

marco sabia



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