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Alabastro, riaprono i laboratori «Ma senza aiuti è un dramma»

Nilo Di Modica
Alabastro, riaprono i laboratori «Ma senza aiuti è un dramma»

Provvedi (Cooperativa Artieri): «Ripartiamo dagli ordini arrivati dall’estero  prima della pandemia, ma i negozi sono chiusi e il turismo interno non basterà»

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VOLTERRA

Anche la “segagione e lavorazione delle pietre e del marmo” sono rientrate nell’ultimo Dpcm del 26 aprile per la famosa “fase 2”. Parole che a Volterra significano una cosa sola: gli alabastrai, che con tutto il loro settore possono formalmente ripartire con le attività, quanto meno nelle caratteristiche botteghe artigiane. Un riavvio sul quale pende infatti, ora più che mai, la spada di Damocle della crisi, fra negozi di prodotti artigianali ancora chiusi e l’incognita del turismo.

«Grazie alla Cna, sapevamo da qualche giorno di questa possibilità. Poter riaprire e metterci in azione ci dà speranza, ma il problema adesso è capire come e “quanto” ripartire – dice la presidente della storica Cooperativa Artieri Alabastro Silvia Provvedi –. Già lunedì molti nostri soci hanno cominciato ad animare i laboratori, occupandosi innanzitutto della sanificazione». Un settore, quello della pietra “gessosa” di Volterra, che in questi anni, malgrado il calo dagli anni ‘80, aveva visto una piccola ripresa, con la riapertura di alcune botteghe. Un giro d’affari che in città muove circa 70 posti di lavori come indotto, fra chi produce o commercializza, legati direttamente o meno a coloro che lavorano fattivamente la pietra, oggi di origine prevalentemente spagnola, fra cui i quasi trenta soci della cooperativa.

«Di fatto oggi riapriamo per i pochi, grandi, ordini provenienti dall’estero datati a prima della pandemia – continua Provvedi –. Il nostro principale referente commerciale nel mondo restano gli Stati Uniti, che anche se di fatto, per quanto ci riguarda, non si sono mai fermati, di sicuro hanno subito un forte rallentamento». C’è però il tema spinoso del turismo. «Il nostro mercato più prossimo è quello legato al commercio dei manufatti in alabastro rivolti ai turisti – spiega –. I negozi di Volterra e di città come Siena, Firenze e San Gimignano sono chiusi e lo saranno fino al 18 maggio. Il dopo, poi, è davvero un’incognita. Possiamo ipotizzare una qualche flessione positiva intorno al Natale, ma le prospettive più realistiche sono quelle di dover saltare un giro, fino alla prossima primavera. Questo per noi rappresenta un pericolo enorme. Ben venga il turismo interno, toscano, ma certo non è sufficiente. Il lavoro che stanno facendo i rappresentanti della nostra categoria verso il governo è immane e ne siamo consapevoli, ma servono misure di aiuto più massicce: anche i 25mila euro del decreto “Salva Italia” possono appena tappare qualche buco e sono comunque un prestito, quindi un nuovo debito per le aziende».

Intervenire sulla tassazione sarà la prima mossa del comune. «In questo momento il settore dell’alabastro soffre forse più di ogni altro una mancanza di politiche attive e concrete – dice il sindaco di Volterra Giacomo Santi –. Il Comune, anche in base ai provvedimenti che verranno messi in campo da governo nazionale e dalla Regione, metterà in campo tutti gli strumenti ordinari e straordinari per aiutare il comparto, a cominciare dalla tassazione locale per quanto di competenza». —

Nilo Di Modica

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