Meteo
Consulente di Pontedera condannato a risarcire ex clienti
Stangata di 142mila euro per un contabile che nella dichiarazione dei redditi non aveva inserito l’introito della vendita di un terreno
PONTEDERA. Una compilazione errata della dichiarazione dei redditi che costò ai clienti un accertamento tributario e un’accusa di evasione fiscale diventa ora, con sentenza definitiva, una condanna a risarcire una coppia della Valdera con un assegno di 142mila euro.
Lo ha deciso la Cassazione respingendo il ricorso di un consulente fiscale di Pontedera, Stefano Ferretti, di 59 anni, titolare dell’omonimo studio professionale con sede in città.
Il contenzioso cui ha posto la parola finale la Suprema Corte risale al periodo precedente l’avvento dell’euro. I coniugi vendono un terreno e incassano circa 800 milioni di lire. Nella dichiarazione dei redditi, modello unico 2001, quell’operazione non viene riportata in maniera corretta e i notevoli introiti non esposti al sole della vendita immobiliare finiscono nel mirino dell’Agenzia delle Entrate. La naturale conseguenza è un avviso di accertamento a carico della coppia. Ne nasce un contenzioso tributario e anche una causa per danni contro il professionista con due sentenze nel 2012 a Pisa e in appello nel 2018. Su quest’ultimo verdetto Ferretti si impunta e ricorre in Cassazione. Che respinge le pretese del consulente confermando il risarcimento del danno a favore degli ex clienti.
La Corte d’Appello aveva «addebitato al Ferretti, quale commercialista, le esatte conseguenze del suo comportamento, consistente non nell'intera somma che era stata chiesta dal Fisco ai coniugi, bensì quella che essi avevano dovuto pagare a seguito di accertamento con adesione, procedendo, quindi, a scomputare da detta ultima somma quella che l’amministrazione finanziaria avrebbe richiesto se la plusvalenza fosse stata correttamente esposta nella dichiarazione dei redditi e se il prezzo di vendita di ottocento milioni di lire non fosse stato rettificato». Il conto finale è anche maggiore rispetto a quanto chiesto dai coniugi. Sebbene la coppia «avesse chiesto la condanna alla somma di 43.360,54 euro aveva concluso nella citazione per la condanna al pagamento della detta somma “ovvero nella maggiore o minore somma che verrà accertata e/o ritenuta di giustizia”, precisando che la detta frase non poteva essere interpretata quale mera clausola di stile, nei casi in cui vi fosse incertezza ragionevole sull’ammontare del danno effettivamente da liquidarsi. E che non era stata proposta dal Ferretti alcuna specifica censura in appello sull’importo da liquidare per l’omessa dichiarazione della vendita dei terreni».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
