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Pontedera

capanne, appello di francesca bargellini 

Neo laureata in farmacia «Fateci lavorare subito com’è stato per i medici»

M. S.
Neo laureata in farmacia «Fateci lavorare subito com’è stato per i medici»

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MONTOPOLI

Vorrebbero dare una mano, consapevoli che in questo momento chi ha voglia di fare deve poterlo fare. I giovani farmacisti, laureati entro giugno 2020, vorrebbero che la loro laurea diventasse abilitante per la professione senza dover attendere l’esame di stato, che per chiari motivi adesso è difficilmente fattibile. Un po’ come è già stato fatto coi nuovi medici, insomma, per far fronte alla crisi sanitaria in corso. Anche perché non solo medici e infermieri si contagiano, anche i farmacisti fanno parte dell’esercito sanitario che si oppone al virus Sars-Cov-2. Sulla piattaforma change.org è già a regime una raccolta firme per chiedere appunto che la laurea diventi abilitante, così da fornire forze fresche al fronte dei farmacisti.

Tra chi vuole dare una mano c’è Francesca Bargellini di Capanne, che si è laureata a gennaio ma tutt’ora non può lavorare perché l’esame di stato – che è abilitante – non si vede nemmeno all’orizzonte: «Noi giovani laureati, vista l’emergenza, stiamo ancora aspettando il bando per l’esame di Stato della sessione di giugno per avere così l’abilitazione ed esercitare la nostra professione. La categoria dei farmacisti in questo momento però è una delle più esposte all’emergenza coronavirus, molti sono stati contagiati, altri sono morti e altre farmacie hanno dovuto chiudere a causa del personale contagiato. Per questo abbiamo richiesto che ci venisse riconosciuta la laurea abilitante, proprio come è avvenuto per i medici. Vogliamo sottolineare che il nostro esame di Stato anche se svolto in modalità telematica, risulterebbe completamente inutile, in quanto consiste in prove già affrontate nel piano di studi e in più due prove sarebbero in laboratorio. Quindi riteniamo che la nostra richiesta della laurea abilitante in questo momento sia più che lecita». Da qui l’idea di far partire una petizione, che ha già toccato quota 3mila firme. Un tentativo di smuovere la gigantesca macchina della burocrazia, anche se la speranza è che l’emergenza rientri. —

M. S.

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