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Il giallo di Varsavia, «Salvatore non è stato ucciso: tragedia senza colpevoli»
Parla Adrian, l’amico del giovane ponsacchino precipitato dal sesto piano. I genitori della vittima dopo il faccia a faccia con il polacco: «Non dice tutto»
PONSACCO. «È una tragedia senza colpevoli. Non un omicidio». Nel giallo sulla fine di Salvatore Cipolletti, morto il 9 marzo del 2019 a Varsavia, uno degli amici del web ci mette la faccia. È un polacco, nome Adrian, che la sera della morte del 24enne di Ponsacco non era nell’appartamento del sesto piano dal cui balcone Salvatore è caduto. Era, però, amico del gruppo che si era dato appuntamento a Varsavia.
Una frequentazione virtuale che con appuntamenti concordati diventava fisica. Oltre a Cipolletti, il lucchese Iacopo (ha diffidato la famiglia di Salvatore dal cercarlo, ndr), un croato e un altro polacco. La testimonianza di Adrian, concessa alla trasmissione “Chi l’ha visto? ” è avvenuta davanti ai genitori di Salvatore, Carmine e Mary che prima del blocco degli spostamenti per l’emergenza sanitaria erano volati nella capitale polacca.
La tesi del giovane, indicato in un messaggio da Cipolletti come “colui che sa le cose”, è che la morte del 24enne sia il frutto di un incidente. «Avevano bevuto tutti, forse Salvatore si è portato vicino al balcone e ha perso l’equilibrio. Nessuno lo stava riprendendo». I genitori non sono convinti che dica tutta la verità. Carmine: «Non mi ha fatto una brutta impressione, ma non credo che dica tutto». Per loro è impensabile la tesi del suicidio e anche l’incidente casuale non li soddisfa come tesi per spiegare la morte del figlio. Adrian nel suo racconto ha chiarito anche che il riferimento a un canale YouTube fatto da Cipolletti altro non è che un sito che si occupa di temi scientifici. Niente cose strane, insomma. Anche se poi ha ammesso che Salvatore «comprava droga su dark web». Sul computer sequestrato dalla Procura di Roma ci sono riscontri di accessi e movimenti nel lato oscuro di Internet dove Cipolletti aveva un conto in bitcoin. E dove un amico ha raccontato all’inizio delle indagini di un video che il 24enne gli aveva mostrato sul cellulare in cui si vedevano delle persone, pare dell’Est Europa, che in un cimitero profanano una tomba e fanno sesso con un cadavere. Video che nel dark web vengono commissionati e pagati anche 15mila euro.
Adrian rimuove l’aspetto della droga come collante che univa il gruppo all’apparenza interessato ai videogiochi, ma che in realtà seguiva percorsi da iniziati di un rito in cui stupefacenti e stimolanti chimici erano parte attiva. E in questo scenario Salvatore aveva un ruolo collaudato. Le sue frasi, all’apparenza senza senso, alla luce della premessa del gioco da psiconauti assumono significati adesso orientabili. In questo ambito è emersa la figura del trip sitter. Uno esperto di droghe ricreative o spirituali che resta sobrio per seguire l’assunzione delle sostanze degli altri. Dosi, mescolanze, eccessi da regolare. Un mondo scandito da regole a cui il gruppo si uniformava per raggiungere gli obiettivi cui Salvatore fa riferimento nelle sue frasi all’apparenza sconclusionate.
«Cerca tu nel cellulare le mie registrazioni» scrive ad Adrian poco prima di morire. «Ho vinto io cazzo» scrive a un’amica di Ponsacco prima di gettarsi dalla finestra Salvatore. Per Adrian non significa che fosse al culmine di un delirio poi fatale. «Magari voleva intendere che si sarebbe affermato come artista, come persona» ha provato a spiegare. I genitori sono entrati di nuovo nell’appartamento in cui oltre un anno fa il loro unico figlio ha perso la vita. Si sono affacciati dal balcone. Uno sguardo alla strada. Poi l’abbraccio che li ha uniti in un unico corpo bagnato dalle lacrime.
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