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Niente mascherine “volterrane”: la manodopera c’è, il tessuto no

Samuele Bartolini
Niente mascherine “volterrane”: la manodopera c’è, il tessuto no

In stallo il progetto che prevede la produzione di 350 protezioni al giorno. L’Asl aveva trovato un fornitore di materiale ma non aveva la certificazione

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VOLTERRA. «Niente da fare. Non si riesce a partire. Ci siamo accorti che il fornitore toscano non era in regola. Il suo materiale non andava bene». È stallo. La produzione di mascherine tessuto non tessuto rimane ferma ai nastri di partenza. I detenuti lavoratori del carcere di Volterra rimangono ancora con le mani in mano.

Il fornitore del materiale Tnt idrorepellente è saltato. Non aveva la certificazione. È la Asl Toscana Nord Ovest a tirare il freno a mano. Aveva annunciato esattamente il contrario due settimane fa. Pare fosse la direzione del carcere a premere l’acceleratore, ma pare fosse sempre la stessa direzione a frenare gli entusiasmi: «Ma dove lo trova la Asl il tessuto per fare le mascherine? Ancora non possiamo fare programmi». Insomma. Questo continuo stop&go non faceva capire niente. Un fitta nebbia era calata su tutta l’operazione. Perlomeno il giallo ora si è risolto. L’incertezza che pendeva sulle mascherine “made in carcere” si è sciolta in un «no, è troppo presto». La produzione non parte. E, a questo punto, nessuno può dire quando comincerà.

Col senno di poi quel «forse l’abbiamo trovato» della Asl avrebbe dovuto consigliare più prudenza. Comunque l’intesa rimane in piedi. La Asl Toscana Nord Ovest e le carceri di Volterra e Massa sono ancora d’accordo. La Asl ha ricominciato la caccia al fornitore toscano per Volterra (a Massa lo ha trovato).

C’è un dipendente di Volterra – l’azienda sanitaria non fornisce il nome – che fa da tramite per trovarlo. Il fornitore dovrà garantire che il materiale Tnt idrorepellente sia in regola. Dovrà permettere ai detenuti lavoratori di produrre le mascherine tessuto non tessuto. Sono quelle “benedette” da Enrico Rossi. Il presidente della Regione ne parlò in conferenza stampa a Firenze quando il mostro del Covid-19 aveva appena fatto capolino dalle nostre parti e si poteva ancora circolare liberamente per le strade. Ma sono soprattutto quelle “validate” dal rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei. Le mascherine tessuto non tessuto servono a proteggere i polmoni nei reparti ospedalieri no Covid-19. I detenuti lavoratori del carcere di Volterra sono pronti a realizzarle per uso interno e per le strutture sanitarie del territorio. La Asl dice che saranno utilizzate dai carcerati, dalla polizia penitenziaria, dagli uffici amministrativi del carcere. Serviranno a proteggere il personale sanitario ai check point degli ospedali e delle strutture sanitarie territoriali. Il reparto sartoria degli istituti di pena è allertato. Il direttore del dipartimento del farmaco della Asl Toscana Nord Ovest, Giuseppe Taurino, avrà l’incarico di controllare il corretto funzionamento delle mascherine. Sempre a quanto dice la Asl, saranno 80 i detenuti di Volterra a produrre le mascherine. Ci lavoreranno su due turni. I detenuti impegnati nell’operazione sono poco meno della metà della popolazione carceraria di Volterra.

L’istituto di pena conta 174 detenuti su una capienza di 187 posti regolamentari (e 4 posti non disponibili). Così dice il sito del Ministero della Giustizia. Saranno realizzate 350 mascherine al giorno. Certo. Sono una goccia nel mare rispetto allo spropositato numero di mascherine di cui necessitano le strutture sanitarie. «Ma sono una bella iniziativa», dice l’assessora regionale alla sanità Stefania Saccardi. Un ponte di solidarietà tra detenuti e ospedali toscani. —

Samuele Bartolini. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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