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Il dolore nel dolore: «Non averlo potuto salutare come lui avrebbe meritato»
Circondata da vuoto e silenzio la sepoltura di Renzo Soldani, il presidente della Cuoiopelli ucciso dal coronavirus
il lutto
Alla passione di tutta la vita aveva deciso di regalare anche un fondo: due stanze in via del Bosco messe a disposizione per farne la nuova sede della Cuoiopelli, senza chiedere indietro neanche un euro di affitto. Perché Renzo Soldani era così: la “Cuoio” era casa sua e tutti quelli che ne facevano parte erano un pezzo della sua famiglia. Del resto era stato il padre Gino a trasmettergli fin da giovane la passione per i colori biancorossi. Immancabile ad ogni partita, Gino Soldani era stato per anni “l’uomo del cancello”, incaricato di gestire e controllare l’accesso agli spogliatoi. Nel ’69 non ci mise molto a convincere il figlio a seguirlo in società, inaugurando un’avventura da dirigente che lo scorso anno aveva festeggiato i 50 anni di “carriera”, di cui gli ultimi 4 da presidente.
Ieri pomeriggio Renzo Soldani ha fatto ritorno nella sua Santa Croce, dopo una partita lunga due settimane contro il coronavirus. Deceduto lunedì a 79 anni all’ospedale di Empoli, il presidente biancorosso è stato sepolto ieri nel cimitero comunale, circondato solo dal vuoto e dal silenzio imposti dall’emergenza sanitaria. «È il dolore più grande: non poterlo salutare come avrebbe meritato», dice l’amico e dirigente della Cuoiopelli Arcangelo Ceglia, da cui Soldani aveva ereditato nel 2015 la carica di presidente. «Dopo la fine della fusione con il Cappiano e l’avventura in lega Pro – ricorda Ceglia – io e Mario Brotini ci siamo alternati per un po’ di anni nel ruolo di presidente, ma ad un certo punto era giusto cambiare. Insieme a Adamo Puccini e al gruppo dei nuovi dirigenti entrati in società proponemmo il nome di Renzo. Lui fu contentissimo, anche perché c’era sempre stato». Immancabile ad ogni partita, sia della prima squadra che dei giovani, Soldani era una presenza fissa ai tavolini della caffetteria Giannini (e prima del bar Renata) per valutare e commentare le prestazioni dei suoi ragazzi. «Se i nostri calciatori conservano un bel ricordo di Santa Croce è proprio perché c’è stato lui. Bisogna ringraziarlo – dice Ceglia – perché anche nei momenti difficili ha portato la barca fino infondo».
Oltre alla preparazione e alla competenza, del resto, Soldani sarà ricordato anche come «persona buona, generosa di cuore, pronto a dare tutto e anche di più per la Cuoiopelli», aggiunge Maurizio Donati, entrato in società da un paio d’anni. Fra i ricordi più belli resterà forse il primo posto nel campionato di Eccellenza 2017-2018, seguito poi dalla sconfitta ai rigori nello spareggio contro il San Gimignano. «Nonostante il rammarico per l’occasione persa – ricorda il dirigente Claudio Pagni – per Renzo è stato un momento di grande soddisfazione». Come lo erano del resto le cene di fine anno a cui partecipavano tutte le autorità e le associazioni di Santa Croce: «Vedere tutto il paese riunito a cena per Renzo era una delle cose più belle – aggiunge Pagni –. Se ci faranno ripartire cercheremo di giocare e di andare avanti anche per lui». Tanti, ovviamente, i messaggi di cordoglio arrivati da lunedì alla società di Santa Croce, a cominciare dai rivali di sempre, i “cugini” del Fucecchio: «Uniti a voi in questo dolore», scrivono i bianconeri sulla propria pagina Facebook. Condoglianze anche dai giallorossi del San Miniato Basso, mentre il Tennis Club lo saluta definendolo «una memoria storica del paese». — Giacomo Pelfer
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