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Coronavirus, addio al presidente della Cuoiopelli. La sindaca: "Resterà nel cuore di tutti"
L’imprenditore aveva 79 anni e dal 2015 era al timone della società di calcio. I ringraziamenti della nipote
SANTA CROCE SULL'ARNO. Il virus si porta via un’altra delle colonne dello sport locale. Dopo Dante Bulleri, anima e simbolo del basket sanminiatese, stavolta è il calcio di Santa Croce a pagare a caro prezzo il proprio tributo al Covid-19. Il presidente della Cuoiopelli Renzo Soldani, 80 anni il prossimo ottobre, si è spento ieri pomeriggio nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Giuseppe di Empoli, ucciso dalle complicanze legate al contagio da coronavirus.
Una partita della vita quella combattuta da Renzo, durata il tempo di un paio di settimane, da quando i sintomi della malattia avevano costretto al trasporto d’urgenza in ospedale. Arrivato a Empoli il 21 marzo, le sue condizioni erano apparse subito molto gravi, nonostante Soldani non soffrisse di malattie o patologie particolari, esclusi ovviamente gli acciacchi inevitabili di un quasi 80enne. Autonomo e in salute, l’uomo viveva nell’abitazione di via Dante a Santa Croce insieme alla figlia Sandra, 54 anni, anche lei risultata positiva al coronavirus e ricoverata all’ospedale di Empoli, anche se le sue condizioni sono buone e non destano preoccupazione. Sono invece in quarantena il fratello Franco e la cognata di Soldani, che vivono al piano inferiore dello stesso immobile di via Dante. Fin da subito, le condizioni di Renzo erano apparse particolarmente serie: intubato e ricoverato in terapia intensiva, il quadro clinico è andato peggiorando di giorno in giorno, con l’arrivo di una serie di complicazioni che in pochi giorni hanno portato all’epilogo di ieri.
Vedovo da tanti anni e ormai in pensione, Renzo aveva lavorato da giovane nell’officina meccanica del fratello, prima di mettersi in proprio nel settore conciario con l’apertura di un paio di concerie.
A Santa Croce, però, Soldani era per tutti una delle colonne della Cuoiopelli, membro di quella “vecchia guardia” biancorossa che ancora incarnava l’immagine e la storia della società. «Entrai in società nel’69» ricordava con orgoglio Soldani, che già l’anno dopo avrebbe fatto il suo ingresso nel consiglio direttivo del club. Un’avventura praticamente ininterrotta, per più di 50 anni, fatte salve un paio di stagioni di stop.
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Nel 2015, poi, l’incarico di presidente che tutt’ora ricopriva, dopo aver raccolto il testimone dal presidente Arcangelo Ceglia e dal presidente onorario Mario Brotini, altra figura storica dell’orgoglio biancorosso, scomparso nel giugno del 2019 a 84 anni. «Eravamo in tre a far parte della vecchia guardia: io, Renzo e Mario. In meno di un anno sono rimasto da solo», ricorda l’amico e “collega” Adamo Puccini, altro instancabile dirigente della Cuoio, che con affetto ricorda l’attaccamento e l’impegno che Renzo metteva in campo per la sua squadra: «Una brava persona – dice –. Una perdita enorme per la Cuoiopelli, anche a livello di immagine».
Non è un caso, del resto, se i nuovi dirigenti subentrati nel 2015 alla guida del club, indicarono proprio in Soldani la figura ideale per rappresentare la società e la continuità col suo passato. «Gli sportivi santacrocesi meritano nuove soddisfazioni», disse Soldani nel luglio 2015 dopo la nomina a presidente. Immancabile ad ogni trasferta e sempre presente agli allenamenti, il presidente biancorosso nutriva un affetto vero per i propri calciatori, come fosse a tutti gli effetti una seconda famiglia. Oltre al fratello Franco, Soldani lascia anche la sorella Irma e i loro rispettivi nipoti, che in questi giorni di isolamento sono stati in contatto telefonico con i medici dell’ospedale di Empoli.
L’emergenza sanitaria in corso, ovviamente, non consentirà ai familiari e agli sportivi di Santa Croce di salutare Soldani come avrebbe meritato. «Vogliamo comunque ringraziare il personale sanitario di Empoli – dice la nipote Silvia Soldani – perché nonostante tutto hanno fatto davvero il massimo, anche umanamente». Un ricordo affettuoso quello della sindaca di Santa Croce Giulia Deidda, «perché Renzo non era solo il presidente della Cuoioelli – dice –, ma una memoria di tanta storia del nostro paese, da quella economica a quella sportiva. Ci mancherà la sua immagine seduto a leggere il giornale dal Giannini e ci mancheranno le sue parole gentili. Sicuramente il dispiacere si unisce all’amarezza di non potergli nemmeno dare un ultimo saluto, ma sono sicura – conclude, rivolgendosi direttamente a Renzo – che la tua Santa Croce saprà ricordarti e ti porterà nel cuore, e che la tua Cuoiopelli continuerà a giocare per te».
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