Il Tirreno

Pontedera

struttura con cinquanta cavalli 

Sos dell’associazione Ihp «Mancano volontari e donatori, aiutateci»

Sos dell’associazione Ihp «Mancano volontari e donatori, aiutateci»

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VOLTERRA

Niente volontari e donazioni che iniziano a scarseggiare: l’impatto del coronavirus si fa sentire, forte, anche su Italian Horse Protection, l’associazione per la tutela dei cavalli che a Volterra gestisce il primo centro italiano per equidi maltrattati. Le restrizioni di movimento imposte dal Governo per limitare la diffusione del contagio «impediscono ai volontari di raggiungere il centro che attualmente ospita circa 50 animali salvati da situazioni di sofferenza e spesso dalla morte. Pesano anche l’assenza di visitatori e l’impossibilità di organizzare eventi per la raccolta fondi». E c’è grande preoccupazione per il rallentamento delle donazioni.

«Le spese mensili che sosteniamo per mandare avanti il centro di recupero si aggirano sui 7. 500 euro – spiega il presidente dell’associazione, Sonny Richichi –. Si tratta di costi non comprimibili perché interamente destinati al mantenimento e alla cura dei cavalli che, in molti casi, sono animali anziani o con problemi di salute e perciò piuttosto costosi. Ihp non percepisce alcun tipo di sostegno pubblico, benché spesso accolga animali che le vengono affidati dalle Procure a seguito di procedimenti penali per maltrattamento e sia autorizzata ad operare dal ministero della Salute. Ci reggiamo solamente con le donazioni e con il lavoro dei volontari. Oggi non possiamo contare né su coloro che abitano in zona e che vengono abitualmente ad aiutarci nella gestione del centro, né sui volontari internazionali che soggiornano da noi per periodi più lunghi. «Il pochissimo personale residente sul quale possiamo attualmente contare è sfiancato, siamo soltanto in quattro a sostenere una situazione faticosissima nella gestione quotidiana e gravata da una forte preoccupazione per il futuro». L’unica buona notizia in questo periodo buio è stata l’ottenimento del sospirato permesso di soggiorno da parte di Benjamin, arrivato a Volterra nel 2018 dal Burkina Faso in cerca di un futuro migliore e oggi parte dello staff del centro di recupero: «Aspettavamo con ansia questo documento da tanto tempo – conclude Richichi – e avremmo voluto fare una grande festa con tutti i volontari. L’abbiamo fatta lo stesso, con decine di videomessaggi arrivati a Benjamin dagli amici sparsi qua e là in Italia e nel mondo. La faremo fisicamente appena sarà possibile. Oggi chiediamo ai nostri sostenitori di sostenerci a distanza con le donazioni: anche piccole, per noi fanno la differenza». –



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