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Case di riposo blindate, videochiamate (anche a 103 anni) per i nonni ricoverati
Il servizio per mettere in collegamento anziani e parenti. Strutture off-limits da un mese per limitare i contagi
PONTEDERA. «Bimbe, ma che c’è la peste?» Alfredina Peruzzi, 103 anni, è diventata un po’ la mascotte della casa di riposo “G. Meacci” di Santa Croce sull’Arno. Quando, ormai più di un mese fa, la Rsa ha sospeso le visite da parte di tutte le persone esterne alla struttura per proteggere gli anziani dal rischio del coronavirus, l’arzilla nonnina si è subito resa conto che c’era un pericolo, soprattutto dopo che ha visto le operatrici con le mascherine e le protezioni. La calma però non ha abbandonato i 25 anziani che stanno tutti bene, così come i dipendenti. E’ una casa di riposo frequentata da tante persone, familiari e volontari, oltre agli stessi dipendenti. Dopo le prime settimane di isolamento e di visite sospese, agli ospiti è stata data la possibilità di videochiamare i familiari. Certo per molti di loro è stata una novità ma la tecnologia si è dimostra un valido supporto per avvicinarli ai familiari a casa. Quando tutto questo sarà un brutto ricordo le fotografie aiuteranno a non dimenticare quanto siano e fare tutto il possibile per proteggerli. «Si emozionano quando vedono o parenti – racconta Sofia Capuano, direttrice della casa di riposo – è importante per loro riprendere contatti che sono stati interrotti per proteggerli dal virus». «Vedere il volto e sentire la voce delle persone che sono la tua vita, tornare a scorgere un sorriso, un sospiro, condividere un momento di dialogo dopo giorni di isolamento, interrotto soltanto da qualche telefonata, è trovare un modo per ricominciare a condividere la vita con chi si ama», sono le parole della sindaca Giulia Deidda. Le distanze sociali imposte dal coronavirus possono virtualmente scomparire solo con l’aiuto di un computer e di una connessione. Un modo per non farli sentire abbandonati, per scambiarsi baci e abbracci. «Appena abbiamo avuto notizia dell’emergenza coronavirus – spiega Capuano – abbiamo blindato l’istituto, chiudendolo non solo ai familiari ma anche al mondo del volontariato e cercando di mettere in sicurezza persone che proprio per la loro età sono più vulnerabili. Ora stanno tutti bene, compresi i nostri Jeko e Romeo (il cane e il gatto che vivono nella Rsa) che riempiono di affetto i nostri anziani. Le videochiamate sono state per loro un’occasione in più che li ha aiutati a non sentirsi soli. Tutti gli operatori stanno svolgendo un lavoro eccellente per garantire livelli di sicurezza massima degli ospiti». In quasi tutte le Rsa della provincia le direzioni hanno chiuso gli ingressi, così come su richiesta della Regione, sono stati chiusi i centri diurni per tutelare gli ospiti. Gli anziani fragili, infatti, sono i soggetti più a rischio. Nelle strutture è stata rivista la programmazione delle iniziative .
Rsa Giampieri Ponsacco . Anche alla “Giampieri” di Ponsacco, dove per ora non si registrano casi positivi, come a Santa Croce e anche all’istituto “Remaggi” di Cascina, le visite sono state sospese ormai da tempo. «Già prima che arrivassero le indicazioni regionali – spiega il direttore, Piero Iafrate – avevamo sospeso ogni ingresso nella struttura. Io stesso non entro nella Rsa, solo i dipendenti. E lo abbiamo fatto in un’ottica di prevenzione, proprio per tutelare i nostri ospiti che possono stare in contatto con le famiglie telefonando o anche con le videochiamate o con Skype».
Remaggi. «Abbiamo acquistato alcuni pc per mettere in contatto gli ospiti con le famiglie – dice Elisabetta Epifori, direttrice del Remaggi di San Lorenzo alle Corti – e i questi giorni stiamo informando le famiglie della nuova opportunità».
Situazioni seguite. Intanto un po’ in tutta la zona ci sono Rsa con pazienti trovati positivi al Covid. A Pontedera con la Leoncini (10 positivi), le Vele a Fuchecchio (10 positivi e 2 morti), alla casa di riposo di Forcoli, oltre alla struttura per disabili Casa Verde dove i positivi sono 17 tra ospiti e operatori. —
Sabrina Chiellini.
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