Il presidio
Piaggio: stop alla produzione e “cassa” fino a Pasquetta
Dipendenti non collegati alla produzione rientreranno il 4 maggio, garantite soltanto le attività di manutenzione e sicurezza impianti e capannoni
PONTEDERA
Operai e impiegati a casa fino al 13 aprile, con ricorso alla cassa integrazione guadagni (o Covid-19). È questa l’ultima comunicazione di Piaggio che, di fronte al permanere delle criticità legate all’emergenza epidemiologica in corso, ha deciso di sospendere le attività dei propri lavoratori fino a Pasquetta, termine previsto anche dall’ultimo Decreto del presidente del Consiglio per la scadenza delle misure sin qui adottate dal governo.
A questo stop si aggiunge anche quello di impiegati ed operai indiretti e non collegati alla produzione che, al contrario, si protrarrà sino al 2 maggio.
Come specificato in una comunicazione del gruppo, l’azienda farà ricorso alla cassa integrazione previa, naturalmente, la fruizione delle ferie maturate al 31 dicembre scorso.
In ogni caso, non tutte le attività di Piaggio saranno sospese: fanno eccezione, infatti, quelle a tutela del patrimonio aziendale, di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti e dei fabbricati, quelle di natura indifferibile – con riferimento agli adempimenti amministrativi di legge – e, infine, le attività specificatamente indicate dalle normative.
Come nel resto del Paese, anche a Pontedera – e negli altri stabilimenti della Piaggio di Mandello del Lario, Noale e Scorzè – l’emergenza sanitaria ha costretto le attività produttive ad abbassare la saracinesca. O, almeno, a rimodularne la quotidianità.
Quando l’11 marzo scorso un operaio è risultato essere positivo al tampone, con conseguente messa in quarantena preventiva di una ventina di colleghi e chiusura del reparto, il giorno successivo il gruppo è corso immediatamente ai ripari.
Quando ancora l’epidemia doveva raggiungere i livelli delle ultime settimane, Piaggio ha deciso così di sospendere la produzione per tre giorni, in modo da poter implementare in maniera efficace tutte le necessarie misure di sicurezza, compresa l’igienizzazione degli ambienti lavorativi, la consegna dei kit di dispositivi di protezione per i dipendenti e il ripensamento degli spazi delle mense, in modo da evitare assembramenti e contatti troppo ravvicinati tra i lavoratori.
Dopo questo pit-stop, le sedi del gruppo hanno ricominciato la propria attività come da cronoprogramma. Ciò, in ogni caso, è stato possibile anche reintroducendo la misurazione della temperatura corporea dei lavoratori prima del loro ingresso in fabbrica e facendo ricorso, ove possibile, all’ormai famoso smart working. Per la ripresa a pieno regime, naturalmente, sarà il tempo a dover parlare. —
Pietro Mattonai
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