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Strada di Patto, la Corte dei Conti conferma i sequestri
Respinto il ricorso dei legali dei tre dipendenti comunali coinvolti nella vicenda e a cui furono bloccati conti correnti, immobili e terreni
PONTEDERA
La Corte dei Conti ha confermato il sequestro, che era stato effettuato dalla Guardia di Finanza nel corso dell’inchiesta sulla Strada di Patto, in attesa dell’esito del processo di merito. Ci sono volute diverse settimane di attesa, ma alla fine l’esito del ricorso, presentato dai tre dipendenti comunali assegnati con responsabilità diverse all’ufficio tecnico, è arrivato. E l’esito non è quello che i dipendenti si aspettavano. I loro difensori, infatti, puntavano alla revoca del provvedimento di sequestro dei beni arrivato di iniziativa degli inquirenti contabili sulla base delle informative presentata dai finanzieri della compagnia di Pontedera cui erano state delegate le indagini.
Sono indagati dalla Corte dei Conti per truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica e abuso d’ufficio il dirigente del settore Opere pubbliche, l’architetto Massimo Parrini, 57 anni; il funzionario, l’architetto Marco Pasqualetti, 53 anni; il funzionario, ingegner Salvatore De Pascalis, 57 anni, direttore dei lavori di un lotto.
Dei problemi strutturali della circonvallazione di Pontedera, nota a tutti come Strada di Patto, si parla da anni. L’inchiesta della Procura di Pisa e quella della Corte dei Conti di Firenze hanno in qualche modo sorpreso gli amministratori, anche se il Comune aveva già deciso di tutelarsi in sede civile. Quello che nessuno si aspettava era il provvedimento nei confronti dei dipendenti che, a vario titolo e a seconda del ruolo che hanno nella macchina comunale, hanno seguito le varie fasi di realizzazione della strada costata milioni di euro. I sigilli sono scattati per quattro immobili e sei terreni tra le province di Pisa, Firenze e Lecce (riferiti alle tre persone al centro del procedimento della Corte dei Conti) oltre ai conti correnti dei tre su cui sono state svolte le indagini. Il tutto per un valore di circa un milione di euro, che all’esito delle indagini risulta pari al danno erariale, cioè alla somma che poi è stata contestata dalla Corte dei Conti. Mentre il Comune, nella causa civile promossa in tribunale a Pisa contro le ditte che hanno realizzato i lavori, di danni ne chiede due milioni. I difensori dei tre dipendenti avevano prodotto una serie di documenti chiedendo il dissequestro dei beni su cui la Corte dei Conti ha posto un vincolo, essendo interessata al ruolo avuto dai dipendenti pubblici. Il punto, secondo l’accusa, è che i dipendenti non potevano non essersi resi conto che i lavori non erano stati eseguiti come da capitolato. E quindi hanno in qualche modo tollerato che si facesse un danno alle casse dei cittadini, cioè del Comune.
Il consiglio comunale di Pontedera, o meglio i consigli delle due consiliature precedenti a quella attuale, si sono occupati più volte delle magagne della Strada di Patto. Le buche del resto erano sotto gli occhi di tutti, impossibile non vederle. —
Sabrina Chiellini
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