«Non potrò più spiegarti perché il volley è meglio del basket, ciao Dante»
SAN MINIATO
Si erano incontrati solo qualche mese fa ai giardini di San Miniato. L’uomo del basket e quello della pallavolo: Dante Bulleri e Mario Maltinti, ex presidenti delle rispettive società, l’Etrusca e la Folgore, nelle cui file sono cresciute intere generazioni di ragazzi e ragazze sanminiatesi. «Quanti ne avremo chiamati a fare sport? Te lo sei mai chiesto?» disse Dante all’amico, che oggi ricorda con affetto quell’ultimo colloquio ai giardini, dopo l’improvvisa scomparsa di Bulleri domenica mattina, all’ospedale di Fucecchio, dopo essere risultato positivo al coronavirus. «Quando ho letto della scomparsa ho pensato di aver perso un compagno di viaggio sportivo» dice Maltinti, ricordando gli sforzi condivisi con Dante per «risolvere i problemi delle rispettive società, in primis per farle crescere e regalare loro il bellissimo palazzetto».
«Adesso – conclude Maltinti rivolgendosi all’amico – non potrò più spiegarti perché la pallavolo è più bella della pallacanestro. Anche se è una cosa che non capiresti neanche ora». Dal carattere burbero ma allo stesso tempo incredibilmente socievole, instancabile tutto fare con la sigaretta sempre in bocca, fino a quando non aveva deciso di smettere, sono tanti gli aneddoti e i ricordi su Bulleri che sono tornati alla mente dei sanminiatesi. Per molti di loro era semplicemente Dante, anche se tanti lo conoscevano di più con il suo soprannome: il “Menga”. «Era uno che sapeva come metterti in riga, ma era anche una delle persone più socievoli» lo ricorda Franco Toni, ex dirigente Etrusca, che ancora porta impresso il ricordo di un viaggio a Roma con Dante, in Federazione, per definire il passaggio in prestito dalla Stella Azzurra Roma di Luca Benedettini. «Partimmo con la sua Ritmo blu – ricorda – e tutti mi dicevano che ero pazzo perché Dante aveva fama di essere spericolato. Arrivati in Federazione mi dà la foto di una donna e mi dice: “Quando la vedi passare chiamami”, mentre lui torna in auto, mette la macchina da scrivere sul cofano e inizia a battere il nulla osta per far esordire Benedettini con noi. Dante era così, un tipo d’altri tempi, che si spendeva completamente per la sua pallacanestro». –
G.p.
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