Concia, oltre 50 aziende chiuse per evitare contagi
Preoccupazione nel distretto: in tanti chiedono lo stop della produzione delle imprese. La Cgil: «Chi non può garantire la sicurezza deve fermarsi»
SANTA CROCE. Oltre cinquanta aziende chiuse nel settore della pelle e del cuoio tra concerie e lavorazioni conto terzi. Il dato arriva dalla Cgil che sta ricevendo richieste di cassa integrazione dallo scorso venerdì a causa del calo del lavoro, ma anche per le difficoltà nel rispettare le direttive imposte dal governo in fatto di sicurezza da parte di alcune aziende.
Ma la polemica nel comprensorio del Cuoio monta e sale la preoccupazione da parte dei lavoratori e delle famiglie della zona. Su Facebook si susseguono discussioni accese sulla richiesta di chiudere le fabbriche e nelle cittadine in cui sono presenti le concerie non si fa altro che discutere su cosa sia meglio fare.
«Lo capisco – dice Loris Mainardi, segretario provinciale della Filctem Cgil – perché la salute viene prima di tutto, ma anche il problema del lavoro deve essere considerato. Il decreto del governo parla chiaro. Chi non rispetta le misure di sicurezza deve chiudere. Ed è stato ribadito anche nel “tavolo di distretto” di lunedì a cui hanno partecipato sindaci, associazioni datoriali e sindacati. Secondo noi sarebbe meglio uno stop di alcuni giorni per adeguarsi alla indicazioni del governo e poi ripartire, magari con una rotazione di personale e con una produzione improntata alle consegne più urgenti».
Il sistema conciario, quindi, va avanti. Per il momento. Ma il contesto generale è complicato e complesso e l’incertezza è l’unica costante. —
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