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Parkinson, aiuti con la riabilitazione
Alle Terme di Casciana è nato un progetto per la Valdera coinvolte 36 persone con la malattia, esempio da seguire
CASCIANA TERME. È nato in Valdera un “Progetto gruppi Parkinson” concordato fra la Neurologia (guidata dal dottor Renato Galli) con la Riabilitazione del Lotti (affidata alla dottoressa Elisabetta Geri) e Terme di Casciana Spa che ha coinvolto 36 persone con Parkinson in uno stadio II – III della Scala di Hoehn e Yahr, indirizzate alla struttura termale in gruppi omogenei di quattro utenti per 15 accessi, distribuiti su due mesi (due accessi a giorni distanziati per le prime sei settimane, 1 accesso a scopo di verifica delle acquisizioni raggiunte per le altre tre settimane).
In accordo con l’Asl Toscana Nord Ovest, Terme di Casciana, su decisione della dottoressa Arabella Ventura, ha destinato a questo progetto una palestra, in cui è stato allestito un “percorso a stazioni” dove le persone coinvolte hanno potuto effettuare gli esercizi individuati dal fisioterapista e dal logopedista con le personalizzazioni ritenute utili dagli stessi professionisti. Al termine delle sedute, i pazienti sono stati rivalutati a Fornacette dalla stessa équipe della riabilitazione inviante, costituita dalle dottoresse Tania Lenti e Patrizia Lupi.
L’adesione al progetto è risultata molto alta (83%); migliorata la percezione dello stato di salute dei pazienti, ma anche – nel 30% di loro – la capacità di lavarsi, vestirsi, mangiare attività diventate più facili grazie al consolidamento di strategie di compenso. Alto il grado di soddisfazione espresso da tutti i partecipanti, sia nei riguardi della Struttura di Casciana Terme, sia dell’attività svolta e delle innumerevoli informazioni date per rendere migliore la qualità della vita quotidiana.
Anche dal punto di vista del dottor Carlo Rossi, referente per la malattia di Parkinson dell’ospedale Lotti di Pontedera, questo progetto ha determinato sicuramente un minor ricorso a visite neurologiche da parte dei pazienti. «Di fronte ai cambiamenti demografici ed epidemiologici degli ultimi anni, la riabilitazione è chiamata a pensare modelli organizzativi e gestionali innovativi, incentrati sulla persona ed orientati all’outcome – dice la dottoressa Cristina Laddaga, responsabile dell’Area Sud del dipartimento di Riabilitazione dell’Asl Toscana nord – Ciò vale in modo particolare quando la domanda di riabilitazione viene da persone che, a causa di patologie cronico-degenerative, vanno incontro a una progressiva perdita delle abilità, dell’autonomia e della partecipazione. La malattia di Parkinson ne è un esempio. Affinché gli interventi riabilitativi siano appropriati è necessario un governo clinico unitario delle attività di riabilitazione in ciascun ambito territoriale, che metta in rete le risorse pubbliche e private accreditate presenti, stratifichi i bisogni e sia in grado di modulare le risposte. La risposta appropriata al bisogno di riabilitazione della persona con malattia di Parkinson – conclude Laddaga – va ricercata nella sua “presa in carico” da parte dell’equipe della riabilitazione che si articolerà nei diversi interventi necessari durante tutto l’arco della durata della malattia». —
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