Il presidio
WhatsApp: pericoli e insidie per i giovani «I genitori diano il buon esempio»
PONTEDERA. Notti intere senza dormire, con la paura che ai genitori possa accadere qualcosa di brutto da un momento all’altro. Ricatti, minacce, offese. Nasce tutto su WhatsApp, l’applicazione per telefoni cellulari che permette di scambiarsi messaggi a costo zero, creata nel 2009 ed entrata presto a far parte dei sistemi di comunicazione più utilizzati al mondo. Ma quando a usare WhatsApp sono gli adolescenti, i pericoli sono dietro l’angolo.
Lo ha spiegato Antonietta Sajeva, psicologa e psicoterapeuta, ai tanti genitori intervenuti all’incontro organizzato dalla Fondazione Charlie di Pontedera, da anni impegnata nella lotta al bullismo, nell’auditorium della biblioteca Gronchi. «Negli ultimi tempi su WhatsApp girano dei messaggi stile catena. La minaccia è quella che se l’utente non invierà il messaggio ad un numero preciso di persone, i suoi genitori moriranno. Per un adulto può sembrare una cosa stupida – racconta Sajeva – ma ci sono adolescenti che rimangono turbati, che iniziano ad avere seriamente paura per la vita dei genitori, fino a non riuscire a dormire». Antonietta Sajeva lavora nelle scuole, fornendo sostegno psicologico agli studenti, e conosce bene la pericolosità di WhatsApp e, più in generale, del mondo del web. «I ragazzi ormai chattano continuamente. Spesso anche a scuola, di nascosto. Si scambiano contenuti, immagini. Capita anche che si inviino foto intime, che poi per vari motivi si diffondono alla velocità della luce e creano profondi disagi ai protagonisti dello scatto».
Ma allora cosa possono fare i genitori per tutelare i figli? «Prima di tutto dare il buon esempio. Un figlio non dovrebbe mai vedere i genitori col il cellulare sempre in mano. Non si può chiedere a un adolescente di uscire a giocare con gli amici mollando il telefono, se poi mamma e papà sono incollati allo smartphone», spiega Sajeva. La maggior parte dei giovani che la dottoressa ha incontrato nella sua esperienza all’interno delle scuole ha dichiarato di aver ricevuto almeno una volta materiale pornografico su WhatsApp. Altri, addirittura, sono stati contattati da sconosciuti per richieste sessuali, su altre applicazioni di messaggistica. Antonietta Sajeva ha deciso di mettere insieme tutti i consigli rivolti ai genitori e agli insegnanti in "Crea-attiva-mente", libro edito da EricksonLive, acquistabile su internet. —
Tommaso Silvi
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