Il racconto di Miriam ebrea sfuggita ai fascisti
PALAIA. Oggi alle 16,30 nella sala del consiglio comunale di Palaia si svolgerà l’incontro “Perché qualcosa resti”, dedicato al Giorno della Memoria. Sarà l’occasione per ascoltare una testimonianza diretta, quella di Miriam Cividalli Canarutto, la cui famiglia di origini ebraiche nel periodo bellico era proprietaria della fattoria di Colleoli.
La signora Cividalli Canarutto rievocherà l’esperienza del periodo finale della guerra, quando, adolescente, riuscì a salvarsi da un probabile arresto e da un probabile miserando destino espatriando in Svizzera dopo varie peripezie. Autrice alcuni anni fa di un volumetto di memorie, “Perché qualcosa resti. Una famiglia di ebrei tra fascismo e dopoguerra” (editore Ets), Miriam Cividalli si salvò con alcuni familiari grazie al fattore di Colleoli, Giuseppe Dani, che la nascose a San Miniato Basso.
Una testimonianza importante anche per il periodo bellico più in generale che sarà incorniciata dai saluti del sindaco, Marco Gherardini, e dell’assessore alla cultura, Marica Guerrini, dagli interventi di Bruno Possenti, presidente dell’Anpi provinciale, Laura Geloni, presidente dell’Aned provinciale e Catia Sonetti, direttrice dell’istituto storico della Resistenza di Livorno.
Poi, proiezione dell’intervista a Elio Boddi, recentemente scomparso, da “E così la guerra ci sistemò” (Tagete editore). Coordina Roberto Boldrini (Olifante). —
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