Premio più alto se riscosso in... welfare e incentivi per stabilizzare i precari
Firmato l’accordo del settore conciario: arrivano anche la “banca ore solidale” e un tavolo etico contro il lavoro in nero
SANTA CROCE. Quando si parla di concerie nel distretto, si fa riferimento a migliaia di lavoratori e alle relative famiglie; a questo comparto produttivo è affidato molto del destino di questo spicchio di Valdarno. Quando si parla di concerie si parla di lavoro, diritti e doveri: in questi giorni le tre sigle sindacali – Cgil, Cisl e Uil – e le controparti aziendali – Consorzio Conciatori, Asso Conciatori e Unione Industriale Pisana – hanno rinnovato l’accordo triennale per il cosiddetto “premio di zona”, oltre ad inserire un ulteriore accordo (di prossimità) per cercare di limitare il problema del precariato.
PREMIO IN...WELFARE
Il rinnovo su base triennale dell’accordo sul premio di zona (fino a 2.000 euro in più all’anno per ogni lavoratore) ha introdotto una novità: questo premio – più di una mensilità – potrà essere riscosso in denaro (e qui la cifra netta si aggira sui 1.650 euro) oppure in welfare, cioè con la possibilità – ad esempio – di impiegare questa cifra (che in questo caso è di 2.000 euro) per pagare il nido ai figli o per finanziare il proprio fondo pensione integrativo. Il premio di zona, che varrà per le annualità 2020-21-22, si basa su alcuni parametri, in primis il margine operativo lordo dell’azienda (che si rifà agli utili). Se l’azienda va bene, investe su energie rinnovabili e su pratiche che prevedono minor consumo di risorse (tipo l’acqua) e il lavoratore non accumula troppe assenze (permessi non retribuiti e malattie di breve durata), quest’ultimo nel luglio 2021 (e non più a marzo come fino ad ora) potrà avere fino a 2.000 euro in più. Potrà poi scegliere se prendere la somma netta (circa 1.650 euro) oppure destinarla al welfare. Oltretutto si prevede di incrementare del 6% nel 2021 e di un ulteriore 4% nel 2022 questa somma, per incentivare l’investimento in welfare (come avviene in molte grandi aziende). Il premio di zona, comunque, si applica a tutte le categorie lavorative, dal dipendente a tempo indeterminato a quello a somministrazione, senza far riferimento all’anzianità. Visto che il premio è pagabile fino al 110%, può toccare quota 2.150 euro. Si applica a tutte le concerie ma non ai contoterzisti: quindi circa tremila lavoratori e 400 realtà produttive.
SOSTEGNO AI COLLEGHI
La firma dei due accordi è stata ufficializzata ieri dai referenti sindacali di zona: Loris Mainardi (segretario Filctem Cgil Pisa), Alessandro Conforti (Filctem Cgil), Dia Papa Demba (Uiltec Uil) e Marcello Familiari (Femca Cisl). All’interno dell’accordo sul premio di zona c’è anche un’ulteriore novità: «Su base volontaria – spiega Mainardi – i lavoratori possono concedere ferie e permessi che vanno all’interno di una banca ore solidale, che serve per aiutare quei colleghi che per motivi seri hanno terminato i propri». Ma le novità non finiscono qui: «Viene istituito ufficialmente – spiegano i sindacalisti – un tavolo etico per controllare le filiere allo scopo di evidenziare fenomeni anomali che danneggiano le nostre aziende e per dare un giro di vita a quelle realtà che non si muovono secondo la legge, ad esempio impiegando lavoratori in nero».
niente DECRETO DIGNITà
Oltre al premio di zona, i sindacati hanno firmato un nuovo accordo, detto “di prossimità”: il decreto dignità del primo governo Conte ha introdotto delle norme molto stringenti (con tetti al numero di rinnovi, che devono essere sempre motivati) per quanto riguarda le assunzioni a tempo determinato, che mettono spesso in difficoltà i gruppi conciari. «Questo decreto – continuano i sindacati – ha creato di fatto un turnover di precari e per questo abbiamo proposto di andare in deroga». Ma come? L’azienda può non inserire una causale dal secondo rinnovo in poi, a patto di pagare una percentuale in più sulla paga (dal 3 al 9%); per continuare ad usufruire di tale deroga, però, deve anche dimostrare di aver stabilizzato almeno un lavoratore su cinque per i quali usa contratti a somministrazione o comunque a tempo determinato. In questo modo l’azienda è scoraggiata a non scommettere definitivamente su quel lavoratore, perché di fatto ha già pagato per lui un surplus (oltre ad averlo formato, col rischio che vada in un’altra azienda).
LO SPETTRO
A margine di tutto questo c’è lo spettro del coronavirus: «Le grandi firme stanno chiudendo negozi e fabbriche in Cina e questo avrà sicuramente una ripercussione sugli ordinativi, di cui ci accorgeremo più avanti». Le concerie sono estremamente legate al mercato estero e alle griffe, che a loro volta stanno investendo in Asia (oggi investita da un’enorme emergenza sanitaria). —
Marco Sabia
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