Un paese di 2.500 abitanti senza medico da un anno «Comune e Asl ci aiutino»
Il presidente della consulta: «Gravi disagi per gli anziani serve l’ambulatorio in un locale pubblico». Sindaco: «Parliamone con parrocchia e associazioni»
SAN MINIATO. «Siamo la terza frazione del comune, ma da più di un anno cerchiamo un nuovo medico». Ad alcuni giorni dall’imperversare degli appelli per “salvare” l’ambulatorio di via Giordano Bruno, non è solo Ponte a Egola a denunciare il problema della mancanza di punti di riferimento sul fronte della salute. A rilanciare una richiesta di aiuto a distanza di un anno è anche il presidente della consulta di San Donato Roberto Bartalini, dopo che lo scorso anno la frazione ha perso il suo ambulatorio a seguito del pensionamento del dottor Massimo Bianchi.
«L’assenza del medico di famiglia – spiega Bartalini, facendosi portavoce della consulta – ha costretto gli abitanti della frazione e rivolgersi ad altri medici che hanno lo studio a Santa Croce ed a San Miniato Basso; ma la maggior parte proprio al Centro Medico di via Bruno di Ponte a Egola che, ironia della sorte, adesso minaccia di chiudere». Un problema, quello delle scelte dei nuovi medici che mano a mano prendono il posto dei pensionati, al centro di un incontro della consulta sandonatese e inevitabilmente intrecciato con la questione degli spazi. «Lo studio di Bianchi era di proprietà. Il dottore lo utilizzava due volte a settimana anche se la sua sede era Ponte a Egola – continua Bartalini –. Una condizione difficile da eguagliare se ci si mette di mezzo un affitto da pagare. Da parte sua l’amministrazione comunale ribadisce che i medici hanno il diritto di scegliere, ma immaginate gli anziani di San Donato, che debbono farsi sempre accompagnare qua e là da qualcuno per poter semplicemente anche fare una ricetta; queste persone nella maggior parte dei casi non hanno neppure la patente. A mio modo di vedere si potrebbe trovare una soluzione, come già si è trovata in frazioni molto più piccole del comune di San Miniato, mettendo a disposizione una stanza idonea, di proprietà comunale o della Asl, per alcune ore alla settimana». Intanto dal Comune c’è chi prova a muoversi, con l’inevitabile coinvolgimento di altri soggetti esterni all’amministrazione. «Il caso di San Donato è diverso da quello ponteaegolese – spiega il sindaco di San Miniato Simone Giglioli –. Tutto in quel caso ruota attorno agli spazi che non ci sono. Il vecchio medico operava in un ambulatorio di proprietà che nel frattempo è stato venduto. Come comune ci stiamo attivando, ma a San Donato non abbiamo nessuno spazio di proprietà pubblica. Sarà quindi necessario mettersi intorno ad un tavolo insieme alla parrocchia e alle associazioni». —
Nilo Di Modica
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