Quando fu data la colpa al sale anti-gelo e alle acque da regimare
pontedera. Tutti gli automobilisti se n’erano accorti. E avevano capito. Non importava essere ingegneri, geometri o impresari edili esperti in lavori stradali per farsi aggredire dal sospetto che la “Strada di Patto” non fosse stata realizzata a regola d’arte.
A Pontedera e in Valdera bastava chiedere in giro: sono state decine gli automobilisti che hanno avuto le proprie vetture danneggiate dopo il transito lungo quel budello di asfalto così disastrato. Cerchi piegati, pneumatici “scoppiati” e ammortizzatori “saltati” all’improvviso in quel labirinto di avvallamenti e buche profonde in cui si è sin da subito trasformata, dopo la sua inaugurazione, la “Strada di Patto”.
Inizialmente, prima che il sindaco Simone Millozzi prendesse il toro per le corna e decidesse di procedere legalmente contro le imprese appaltatrici, Palazzo Stefanelli si trincerò dietro una cortina di inspiegabile, assurdo e quasi (col senno di poi) comico “giustificazionismo”.
In questo senso sono da ricordare le motivazioni addotte all’epoca dagli assessori ai lavori pubblici che figuravano nelle giunte di Millozzi, ovvero Massimiliano Sonetti (da pochi giorni dimessosi da segretario provinciale del Pd e passato a Italia Viva di Matteo Renzi) e Matteo Franconi, l’erede di Millozzi sullo scranno di primo cittadino.
Sonetti, di fronte alle prime voragini che si aprivano nell’asfalto, chiamò in causa l’eccessiva rigidità dell’inverno e dette la colpa al sale anti-gelo che era stato sparso in grandi quantità. Franconi, invece, proprio su Il Tirreno del 9 settembre 2015 dichiarò che i tecnici comunali (con ogni probabilità quelli oggi indagati) avevano individuato il problema dopo alcuni sopralluoghi e che buche e avvallamenti erano causati dalle acque della zona non adeguatamente regimate.
Ci sarebbe da sorridere, se non ci fossero di mezzo i danni riportati da decine di auto e un’inchiesta per truffa ai danni dello Stato. —
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