Il Tirreno

Pontedera

amori e dolori 

L’amante illusa e usata come un bancomat: coppia sotto processo

P.B.

L’assenza di un giudice fa slittare l’udienza in cui avrebbe testimoniato la vittima di truffa e circonvenzione d’incapace

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santa croce. Manca un giudice del collegio (problemi di salute, ndr) e l’udienza slitta per il no della difesa a proseguire il dibattimento con un altro magistrato.

Non decolla il processo in cui una coppia di Santa Croce sull’Arno è a giudizio circonvenzione d’incapace e riciclaggio con l’accusa di aver spillato soldi a una donna.

La parte offesa, una 57enne che lavora in un Comune della provincia, è assistita dall’avvocato Leopoldo Citi (ieri sostituito dal collega Francesco Di Sandro).

Avrebbe dovuto essere il giorno in cui raccontare genesi ed epilogo di un rapporto sentimentale dietro al quale, secondo l’accusa (pm Giovanni Porpora) in realtà si celava la volontà degli imputati di utilizzare la donna come un bancomat.

Una relazione semiclandestina che alla fine le è costata 70mila euro.

Quando il flusso di denaro si è interrotto anche la corrispondenza di amorosi sensi ha avuto uno stop da parte dell’uomo.

Di qui la querela della donna che si è sentita presa in giro nei sentimenti e alleggerita nel portafogli.

La coppia imputata - difensore Alessandro Niccoli di San Miniato – vede i ruoli e le relative contestazioni distinte: lui deve rispondere di circonvenzione d’incapace e lei di riciclaggio.

Si tratta di Arben Tina, 45 anni, albanese e della moglie Sara Grilli di 28, residenti a Santa Croce sull’Arno.

L’amata abbandonata vittima della sbandata con l’effetto collaterale di perdere una valanga di soldi, si è costituita parte civile con l’avvocato Leopoldo Citi.

In udienza preliminare la coppia aveva chiesto di patteggiare, ma il pm aveva condizionato il parere favorevole alla restituzione dei soldi.

Alla risposta dei coniugi di non aver più nella loro disponibilità la somma che la 57enne sostiene di aver versato, e i titoli di credito lo confermano, il rito alternativo è stato accantonato.

La storia, che di romantico forse aveva solo il batticuore della donna illusa di aver trovato una persona che le volesse bene, inizia quando il 45enne le fa capire che potrebbe esserci qualcosa di più di un’amicizia.

I due si conoscono e per Arben non è difficile entrare in confidenza con la donna che ha problemi certificati a livello cognitivo-relazionale.

Si vedono, si incontrano. Lei è convinta di aver trovato un compagno. Lui inizia a chiedere e ottenere soldi per la sua famiglia. Lei lo accontenta e inizia a firmare cheque da qualche centinaio di euro a diverse migliaia. Poi il flusso di denaro si interrompe perché un barlume di ragione le viene in soccorso. Con i soldi mancanti termina anche l’amore. E iniziano le denunce che ora sono un processo che non parte. —

P.B.

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