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Pontedera

Il caso 

Le offrono un lavoro, apre la partita Iva e si ritrova truffata

Sabrina Chiellini
Le offrono un lavoro, apre la partita Iva e si ritrova truffata

Bientina: tutto nasce dalla fantomatica possibilità di collaborare con un’azienda cinese. La donna si difende e denuncia

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BIENTINA. Prima le offrono un lavoro per conto di una grossa società cinese in procinto di aprire alcuni punti vendita nella zona tra Bientina e Altopascio. Poi le chiedono di aiutarli a cercare altre persone disposte a essere assunte come dipendenti della ditta cinese. E infine la truffano, facendole aprire la partita Iva, tanto che ora lei si trova sotto processo a Trieste dove è stata sequestrata merce importata a suo nome. È l’autunno del 2017 quando un ragioniere di Bientina e un imprenditore di Cerreto Guidi, che si era presentato come referente in Italia dell’azienda cinese, prendono contatti con la donna, straniera, e alcuni connazionali, disposti a lavorare per i cinesi. Sembrava un’offerta importante. Dopo alcuni mesi però l’offerta di lavoro non si concretizza. Il ragioniere e l’imprenditore spiegano alla quarantenne che sono nate complicazioni sulla stipula dei contratti.

Se vogliono lavorare, questa in sintesi la nuova proposta, devono diventare titolari di ditte individuali, ognuna con la propria partita Iva, così da poter fatturare ciascuno le proprie prestazioni lavorative. Affare fatto. Al quel punto la quarantenne si iscrive alla Camera di commercio e inizia l’iter per lavorare anche all’estero, consegnando la documentazione al ragioniere incaricato di aprire le procedure telematiche fiscali e tributarie. Un mese e mezzo dopo però capisce che l’offerta dei cinesi non si concretizza. Decide di chiudere la ditta e di tornare al suo vecchio lavoro. Poco dopo però a casa della donna arrivano i carabinieri.

Le notificano un decreto di convalida di sequestro emesso dalla Procura di Trieste. Cosa era successo? Alla dogana era stata fermata merce in parte contraffatta che risultava appartenere alla ditta che la donna aveva aperto su consiglio del ragioniere e che quest’ultimo, stando alla denuncia ora presentata dalla 40enne, potrebbe non avere chiuso.

Il rompicapo non è ancora finito. È solo l’inizio. Di lì a pochi mesi anche l’agenzia delle dogane di Pisa manda a chiamare la donna. A nome della sua azienda (quella che lei pensava fosse stata chiusa dopo un mese) risultano operazioni per alcuni milioni di euro. L’ufficio delle Dogane doveva fare accertamenti sul pagamento dell’Iva, come previsto dalla legge.

I guai fiscali sono una concreta possibilità. Qualcuno avrebbe utilizzato la ditta individuale per transazioni commerciali effettuate a nome della romena. Altro che nuovo lavoro. La quarantenne si rivolge a un avvocato e presenta una denuncia in modo che sia fatta chiarezza su chi ha usato la documentazione della sua azienda per fare operazioni commerciali a sua insaputa e senza pagare le relative imposte. 

S. C.
 

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