Svaligiata l’abitazione di noti commercianti
Cascina, ladri a casa dei titolari del Mercatino dell’usato Stefania. Il proprietario: "Hanno devastato tutto, erano preparati"
CASCINA. «L’unica cosa positiva è che non si sono incrociati con mia moglie che stava per arrivare a casa».. Giovanni Montagnini si sforza di pensare positivo. Con la moglie Stefania Meucci e la figlia Denise è il titolare del Mercatino dell’usato Stefania di Calcinaia. Quando intorno a mezzogiorno di mercoledì 29 gennaio si sono presentati davanti alla porta di casa in via Civoli di Sopra si sono paralizzati.
«La porta d’ingresso era letteralmente sbarbata» spiega il commerciante. Alla fine il conto del raid di una banda che si è mossa anche con rabbia contro gli arredi dell’abitazione è di almeno 5mila euro in contanti e diversi anelli.
«È la seconda volta che vengono a rubarci – si accalora Montagnini –. L’ho detto anche ai carabinieri. Ora divento davvero razzista contro tutti».
Uno sconforto che si alimenta guardando il video che la figlia Denise ha postato ieri pomeriggio.
Sull’onda dell’indignazione per la violenza subìta con un’intrusione così prepotente, la giovane ha raccontato per immagini il passaggio dei ladri. Che in alcune stanze si sono trasformati anche in vandali.
Una sequenza filmata di quasi 5 minuti che su Facebook restituisce senza filtri la disperazione di chi si trasforma in vittima di un’irruzione così spavalda da metterla in pratica di mattina.
«Siamo usciti intorno alle 10,30 – riprende il padrone di casa –. Rientrati a mezzogiorno abbiamo trovato questa devastazione. Dopo quello che è successo non abbiamo avuto la forza neanche di aprire il negozio. Riapriremo domani (oggi, ndr)».
Una volta fatta saltare la porta, scardinata con attrezzature professionali, i banditi hanno setacciato ogni stanza. E in ogni ambiente si sono prodigati nella rimozione di mobili e arredi.
Quello che fa più senso ai derubati è la consapevolezza che anche gli indumenti personali sono stati toccati dai banditi. Armadi aperti e svuotati con i capi d’abbigliamento spostati e gettati sul pavimento.
Quando si sono imbattuti nella cassaforte a muro non si sono fatti trovare impreparati. Avevano un flessibile che è servito per forzare lo sportello e ripulire il contenitore dove erano custoditi contanti e monili. Poi la fuga da impuniti lasciandosi alle spalle una casa violata e sfregiata nell’intimità di chi la abita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
