Il presidio
Volterra ha il sostegno di tutti i Comuni (tranne Pisa e Cascina)
Intanto è stato presentato il piano di candidatura. Il direttore Verri ha individuato otto punti su cui muoversi per una città «innovativa, digitale e inclusiva»
volterra. Capitale della cultura italiana con l’appoggio di 26 comuni della provincia, oltre a Cecina che evidentemente ha fatto una scelta di campo essendosi candidata anche Livorno. Dall’elenco è esclusa Pisa, ovviamente, essendo essa stessa tra le 43 località che ambiscono allo stesso ruolo, e Cascina, che di Pisa è confinante e che ha la stessa maggioranza politica di centrodestra.
Il resto del territorio provinciale è al fianco di Volterra, compreso chi è governato da giunte non tutte in linea con quella di palazzo Priori: San Giuliano Terme, Pontedera, San Miniato, Ponsacco, Santa Croce, Castelfranco, Santa Maria a Monte, Casciana Terme Lari, Calcinaia, Vecchiano, Bientina, Montopoli, Vicopisano, Calci, Capannoli, Pomarance, Buti, Crespina Lorenzana, Peccioli, Palaia, Terricciola, Fauglia, Castelnuovo Valdicecina, Montescudaio, Castellina Marittima, Montecatini Valdicecina, Santa Luce, Riparbella, Chianni, Lajatico, Guardistallo, Casale Marittimo, Monteverdi, Orciano Pisano.
«Appoggiamo decisamente la scelta - dicono in una nota i sindaci - perché riteniamo che Volterra abbia tutte le caratteristiche per partecipare e aggiudicarsi questo prestigioso titolo in quanto non solo vanta origini antichissime, ma soprattutto conserva un enorme patrimonio culturale dove sono rappresentate le tappe della sua storia, valorizzandolo e rendendolo accessibile e fruibile». E proseguono: «Volterra e il suo territorio, dalla Valdera alla Valdicecina, diviene punto di incontro di arte e cultura, di passioni e sensibilità diverse, di uomini e donne che hanno e scriveranno la storia di questa terra. La conservazione e la produzione culturale e artistica sono suoi punti di forza che dobbiamo sostenere, valorizzare e rafforzare per creare opportunità di crescita e di lavoro, soprattutto per i giovani».
Infatti per diventare capitale italiana delle cultura nel 2021 Volterra punta sui giovani. Il Comune ha aperto una call per selezionare 21 ragazzi e ragazze (da 18 a 29 anni), provenienti non solo dal territorio volterrano, ma dalla Toscana e dal territorio nazionale. Un mix di cervelli che si ritroveranno tutti insieme per un living lab di quattro giorni nei quali l’obiettivo primario sarà la condivisione dei saperi per sviluppare una crescita e una rinascita della comunità. Un futuro scritto insieme.
Per diventare capitale italiana della cultura, Volterra vuole passare da cittadina isolata su quel maestoso colle a centro nevralgico di quattro province toscane (Pisa, Grosseto, Siena, Firenze). Per il suo ruolo di capitale italiana delle cultura, di cui ha presentato il piano l’altra sera a palazzo dei Priori, Volterra chiama a raccolta tutti i cittadini del colle, tutte le menti, tutti gli imprenditori per una coesione il più possibile sentita e costruttiva.
«Già vedervi così tanti a questo primo incontro - ha detto soddisfatto Paolo Verri, direttore della candidatura, rivolgendosi alla gente nella sala del Maggior consiglio - mi fa tanta gioia». E poco importa se Volterra, al cospetto delle altre 43 concorrenti, è la più piccola realtà.
«Qui c’è la rigenerazione umana e urbana che darà benefici - sottolinea Verri, già direttore generale di Matera 2019 Capitale europea della cultura - per avere più turisti, più imprenditori, più cittadini tutti con maggior coraggio e maggior fiducia».
Insomma, deve essere una condivisione essenziale, così come vuole il sindaco di Volterra, Giacomo Santi, che del progetto è entusiasta e certo che riuscirà a convincere chi deve decidere sulla candidatura: abbraccia un vasto territorio. Tema ripreso anche da Ledo Prato, direttore del piano strategico, secondo il quale occorre badare a realizzare «un progetto che prenda in esame i prossimi 10 anni» in cui le piccole realtà urbane devono ritrovare la loro entità al cospetto di “città stato” che si stanno facendo strada in Oriente.
Verri, al quale non fa certo difetto l’esperienza in eventi del genere, ha individuato otto temi su quale muoversi, ovviamente partendo dai 3mila anni di storia volterrana, ed arrivando a vedere una Volterra inclusiva che richiama le attenzioni sul ruolo di una Volterra innovativa e soprattutto una Volterra «che cura» come è accaduto nel corso del Novecento con la presenza dell’ospedale psichiatrico, ma anche ai giorni nostri della casa di reclusione. Elementi che «non devono essere assolutamente dissociativi ma devono rivestire un ruolo di rigenerazione umana».
E poi, come capitale italiana della cultura 2021, Volterra deve assumere un ruolo di internazionalizzazione anche attraverso le nuove strade digitali, badando a innalzare un territorio su cui può esercitare a pieno la sua influenza: sia che lo sguardo si prolunghi verso la Valdera o che vada verso la Valdicecina. —
Paolo Falconi
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