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botte in diretta su facebook: il processo 

La donna aggredita quasi “scusa” il marito

P.B.
La donna aggredita quasi “scusa” il marito

La teste minimizza le violenze e il giudice la richiama «Mi ha minacciato, ma non voleva ammazzarmi»

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san giovanni alla vena. «Mio marito non è una brutta persona. Ha dei valori. Non so perché si è comportato in quel modo...». Non finisce la frase e le parole si bloccano in un pianto contenuto.

Una testimonianza dolorosa quella della donna vittima dell’aggressione di dicembre da parte di un 31enne marocchino, (omettiamo il nome per tutelare la parte offesa, ndr) professione dichiarata muratore, in cella con l’accusa di sequestro di persona, lesioni personali, minacce, maltrattamenti in famiglia, danneggiamento ai danni della caserma dei carabinieri. È giudicato con rito abbreviato. In casa gli avevano sequestrato anche 24 grammi di cocaina.

Nel suo racconto la moglie, diploma liceale e addetta alle pulizie, ha cercato di minimizzare le responsabilità del marito, difeso dall’avvocato Gabriele Dell’Unto. Il pm onorario Evelina Lalli più volte ha contestato alla teste le dichiarazioni non corrispondenti a quanto riferito ai carabinieri al momento dell’arresto.

Lui, il marito, aveva persino girato un video con una diretta Facebook per mostrare il suo delirio sotto effetto di cocaina. «Quella sera stava guardando la tv e all’improvviso iniziò a dire che vedeva sua madre – è il racconto della moglie –. Non voleva ammazzarmi. Gli oggetti lanciati dalla finestra erano solo per richiamare l’attenzione».

Richiamata dal giudice Grazia Maria Grieco a riferire la verità e a non “scusare” i l’imputato per le sue azioni, la donna, pungolata dal pm che le ricordava i verbali firmati all’epoca, ha ammesso lo scatto d’ira del 31enne.

«Ha iniziato a dire che ho altri uomini e a insultarmi – ha proseguito – Mi ha spogliata, ma quando ha girato il video col cellulare in parte mi ero rivestita. Sì, mi ha anche minacciata con un coltello alla gola e strappato anche ciocche di capelli».

Il racconto è andato avanti: «Mi ha spinto contro la finestra per poi battermi la testa sul davanzale. Ma non voleva buttarmi di sotto» è stata la difesa della donna verso il marito che da settembre, da quando vivono in quella casa, si è rivelato un’altra persona.

«Litigavamo per la casa perché a me non piace stare lì – ha aggiunto la donna – Lui prima era a posto, altrimenti non lo avrei sposato. Ci sono stati litigi, ho chiamato anche i carabinieri. Pure io l’ho offeso e gli ho messo le mani al collo. Quella sera di dicembre ho pensato che avesse avuto un’allucinazione dovuta alla droga e non volevo che la storia venisse fuori».

La donna ha dichiarato in aula che il padre è disposto ad accogliere il genero violento nella sua abitazione in caso di arresti domiciliari. Sentenza il 10 marzo. — P.B.

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