Ricorso dell’home restaurant Sanzione e ordinanza annullate
Il Comune nel 2016 aveva fermato per un periodo la “cucina” che non aveva presentato la comunicazione di inizio attività
MONTOPOLI VALDARNO. Ci sono voluti quasi quattro anni ma alla fine la questione dell’home restaurant si è chiarita ed è il Comune a dover mettere mano al portafoglio.
Il caso è nato nel 2016 quando il Comune fece chiudere un home restaurant. Un forma di accoglienza e di cucina in casa che dà la possibilità a chi sa cucinare di aprire le porte di casa per amici, conoscenti e o anche a semplici clienti di passaggio. La polizia del Comune non esitò a interrompere quella forma di ristorazione in quanto il padrone di casa non aveva dato alcuna comunicazione al Comune dell’inizio dell’attività. La mancanza della Scia era stata l’occasione per fare il controllo e sanzionare il ristoratore fai-da-te. Per il Comune quello era un ristorante: effettuava numerose cene a tema che venivano pubblicizzate tramite eventi e post sul social network. Il cittadino ha fatto ricorso sia contro l’ordinanza di chiusura che contro la sanzione. Su quest’ultima si è espresso il giudice di pace di San Miniato che gli ha dato ragione.
La vicenda è arrivata all’attenzione del consiglio comunale (alla fine di dicembre) perché dopo che il Comune è stato condannato anche a pagare un risarcimento dei danni ha dovuto impegnare la somma dal bilancio.
Il giudice di pace ritiene che l’ordinanza di chiusura non fosse fondata e questo per la mancanza di vincoli giuridici. La normativa non è così puntuale e non ci sono vincoli per i titolari di dover comunicare l’inizio della loro attività anche quando si tratta di somministrazione di alimenti. Il danno da risarcire il giudice lo ha quantificato in 325 euro, oltre alle spese legali. La sentenza costringe il Comune ad annullare l’ordinanza emessa nel 2016 con cui intimava alla controparte di pagare un’ammenda di 2500 euro per aver omesso la comunicazione dell’apertura dell’home restaurant.
«Abbiamo deciso di chiudere qui la questione – dice il sindaco, Giovanni Capecchi – e così l’atto è arrivato al consiglio comunale per la definizione delle cifre. Abbiamo visto che non esiste una normativa vera e propria che impedisca ai padroni di casa di aprire un home restaurant.
Chiunque voglia ospitare a casa propria conoscenti, parenti, ma anche turisti di passaggio o sconosciuti, può mettere a disposizione la propria cucina e condividere il cibo oltre alle spese. La formula del ristorante in casa viene considerata una maniera ideale per far conoscere la cucina locale ai turisti che ogni anno visitano i borghi e le città di tutto il mondo. In questo modo possono assaggiare piatti tipici locali. Ma queste forma di ristorazione a volte si scontra con chi fa della ristorazione una professione con costi che sono effettivamente diversi. –
S.C.
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