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Il vescovo: «C’è chi sfrutta il voto cattolico per scopi personali»
Silvani mette in guardia i cristiani e lancia critiche alla sinistra, ma anche alla Lega di Matteo Salvini: «Pressa per difendere la Chiesa»
VOLTERRA. Natale, tempo di bilanci, ma anche di messaggi. E quello tradizionale del vescovo di Volterra è particolarmente significativo, visto che Alberto Silvani entra a gamba tesa sulla politica che, da posizioni opposte, tira per la giacchetta la Chiesa. Bordate alla sinistra, ma anche alla destra. E fa appello ai cristiani a «non dare deleghe in bianco».. «La realtà che stiamo vivendo oggi esige dai cristiani qualcosa di più di una semplice bontà personale: richiedere di aprire, allargare la mente non per giudicare le persone, ma per fare discernimento sulle vicende storiche che ci accadono – scrive monsignor Silvani – Da una parte c’è chi dice di non combattere la Chiesa ma poi subdolamente vuole annientare tutti i principi della morale cristiana riguardo alla famiglia, alla vita, all’educazione». Questo il passaggio “dedicato” alla sinistra.
Ma ce n’è anche per la destra e, probabilmente, il riferimento è per il leader della Lega, Matteo Salvini, più volte al centro di discussioni per le scene in cui bacia il crocifisso o per le citazioni della Vergine Maria. «Dall’altra parte siamo pressati da chi vuole difendere la Chiesa ma in realtà approfitta del voto dei cattolici per scopi personali», aggiunge il vescovo di Volterra.
Poi l’appello rivolto proprio ai cristiani, chiamati a non dare «deleghe in bianco», ma a porsi «l’interrogativo del profeta Isaia che di fronte all’incarico di gridare dice: “Che cosa devo gridare?”. Il Signore gli risponde: “Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola di Dio dura per sempre”. Quindi anche noi possiamo dire: passano le mode e le ideologie politiche, resta la nostra testimonianza di vita cristiana. Se fossimo capaci di far questo, saremmo nella nostra società più incisivi di qualunque legislazione».
Alberto Silvani, nel suo discorso per il Natale 2019 parla anche del presepe che «non è un piccolo segno della nostra vita cristiana, non un segno folcloristico o la riproduzione del tempo passato, ma rappresenta visivamente l’entrata nella storia del Figlio di Dio».
E poi, il vescovo si rivolge a chi va in Chiesa: «Anche se tutte le nostre celebrazioni sono fatte “nell’attesa della sua venuta”, in questo tempo particolare ci prepariamo a vivere la grazia della sua prima venuta per essere pronti all’incontro con Lui al termine della nostra vita e quando verrà nella gloria. In questa attesa è necessaria la preparazione personale e spirituale con la preghiera, l’ascolto della Parola, la frequenza alla Novena, la confessione sacramentale».
E ancora: «Bisogna abbassare i monti dell’orgoglio e della prepotenza, colmare le valli della pigrizia e del disinteresse. “È ormai tempo di svegliarsi dal sonno – ci dice l’apostolo – perché adesso la nostra salvezza è più vicina”. Troppi cristiani si sono assopiti: hanno delegato tutto ad altri, non si sa bene a chi, e si accontentano di chiedere (e pretendere) alcuni servizi per addormentare ancora di più la propria coscienza». —
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