Il Tirreno

Pontedera

Il caso 

Accusato di falso per un modulo sbagliato Artigiano assolto

S.C.

La storia riguarda una carrozzeria di San Miniato Al processo è stato dimostrato che l’azienda poteva fare le revisioni

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SAN MINIATO. Se le storture della burocrazia superano ogni tipo di fantasia e in mezzo ci si mette anche un modulo sbagliato può capitare che un artigiano si ritrovi sotot processo senza sapere neppure per quale motivo. È quanto è capitato al titolare di una carrozzeria di San Miniato che è stato accusato di avere falsamente attestato nella dichiarazione sostitutiva prodotta per ottenere il rilascio dell’autorizzazione all’attività di revisione, che a suo tempo aveva presentato alla Provincia e alla Motorizzazione civile, di essere iscritto ad un registro per tutte le quattro attività previste dalla legge 122/92 mentre in realtà era iscritto alla sola sezione “carrozzeria”. Il fatto è abbastanza curioso anche perché a segnalare alla Procura il titolare della carrozzeria era stata la stessa Provincia che, a sua volta, si era servita della carrozzeria per alcune riparazioni. L’imputato, difeso dall’avvocato Alberto Marchesi, è stato assolto perché il fatto non sussiste. Ma è stato sulla “graticola” giudiziaria dal 2014 e solo ora si è arrivati ad una sentenza che lo scagiona dalle accuse. Al processo è stato dimostrato che la carrozzeria è dal 1977 che esercita tutte e quattro le attività di meccanica e motoristica, carrozzeria, elettrauto e gommista. Si sosteneva quindi che la carrozzeria non poteva fare le revisioni in quanto era officina. In realtà, come è stato fatto notare al processo, l’azienda nel tempo ha lavorato regolarmente per il comando regionale dei carabinieri Toscana per l’assistenza meccanica dei veicoli della compagnia di San Miniato. E anche la stessa Provincia quando ne aveva avuto necessità si era rivolta alla carrozzeria. Tutto nasce, come è emerso, da un equivoco. E dal fatto che la stessa Provincia di Pisa aveva messo a disposizione dei cittadini una modulistica sbagliata, sottoscrivendo la quale si rendeva giocoforza un’autocertificazione non corrispondente al vero. Le attività che un’azienda doveva fare per poter richiedere di effettuare anche le revisioni dei veicoli erano tre e non quattro come risultava dal modulo della Provincia. Secondo il giudice del tribunale di Pisa, che ha assolto il carrozziere, qualsiasi dichiarante, sottoscrivendo sotto la propria responsabilità un modulo errato, poteva solo attestare fatti non corrispondenti al vero. Secondo il giudice, manca l’elemento soggettivo del dolo, la carrozzeria svolgeva le attività richieste con buona pace del modulo sbagliato. –

S.C.



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