Meteo
L’ex pugile Alì Ndiaye incontra il Papa e gli dona il suo libro
PONTEDERA. Ha scritto una lettera a Papa Francesco ad agosto. «Mi chiamo Mouhamed Alì Ndiaye, sono originario del Senegal. Facevo il venditore ambulante, poi sono diventato campione di pugilato della Comunità europea. Tutto grazie all’affetto e al calore ricevuti dalla città di Pontedera. Ho raccontato la mia storia in un libro e sarei felice di regalarglielo personalmente».
Qualche mese più tardi il Papa ha risposto: «Vieni a trovarmi, comunicami tu la data e ci incontreremo». Ieri mattina il sogno è diventato realtà. Alì Ndiaye ha consegnato nelle mani di Papa Francesco “Mi chiamo Mouhamed Alì Ndiaye”, il libro che ripercorre la sua storia, da clandestino ad atleta di livello internazionale. Una biografia scritta dall’amica Rita Coruzzi, anche lei presente ieri in Vaticano. Ndiaye, 40 anni, oggi non sale più sul ring. È nato in Senegal, dove ha vissuto fino all'età di 21 anni. Per tre volte è stato campione nazionale di pugilato. Arrivato in Italia nel 2000, clandestino fino al 2002, nel 2004 diventa vince il titolo italiano, conseguendo negli anni successivi tutti i titoli più prestigiosi della boxe, fino a quello della Comunità europea. Per motivi di salute ha dovuto abbandonare i guantoni nel 2016. Oggi è operatore della Croce rossa italiana di Pisa, ma anche vigile del fuoco volontario, e vive con la moglie e i tre figli a Pontedera. «È stata un’emozione unica. Sono riuscito a parlare qualche minuto con Papa Francesco, mi ha chiesto qualche informazione sulla mia vita e sul mio Paese d’origine. Non speravo in una sua risposta, è stata una sorpresa straordinaria», racconta Ndiaye, musulmano praticante. Il suo viaggio in Vaticano è anche un messaggio di fratellanza fra i popoli. «Tutti preghiamo guardando verso il cielo. Ognuno Dio lo chiama come vuole, ma è unico per tutti, cristiani e musulmani. Spero che il mio incontro con il Papa serva, nel suo piccolo, a distendere gli animi e a favorire la convivenza di culture differenti in Italia e nel mondo».
Dopo anni di battaglie in giro per il mondo, Ndiaye ieri ha ottenuto la sua vittoria più grande. «Sono felice, non mi scorderò mai questa giornata. Il Papa è una persona eccezionale e sono onorato di avergli potuto stringere la mano». —
T.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
