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tartufo a san miniato 

Mostra, presenze in calo per colpa della pioggia

Paolo Falconi
Mostra, presenze in calo per colpa della pioggia

I visitatori nei tre weekend scendono da 90.000 a 50.000 Intanto Luciana Manetti riceve il “Premio Stagnazza”

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san miniato. Scommettiamo che...? È più facile trovare un tartufo, che un tartufaio. È più semplice vedersi portare sulla tavola un sontuoso risotto con grattato il prezioso tubero, che farsi spiegare dove lo stesso è stato trovato.

Così il binomio uomo-cane a caccia di “pepite” si mantiene nel più stretto riserbo. Lavora nell’ombra e cerca di portare a casa quante più “patate” possibile. Un riserbo stretto che si squarcia soltanto nel caso che in bisaccia ci sia un bel tartufo da piazzare sul mercato. Ma senza dire, neppure sotto tortura, dove è stato trovato. Chi da anni ha questa passione lo sa bene.

Come lo sa bene Nedo Cordovani che ha avuto la fortuna di “imbattersi” in un tartufo di 578 grammi cavato a Calenzano con il cane Tobi. A lui (a loro) è andato, a chiusura della Mostra mercato del tartufo bianco di San Miniato edizione numero 49, il premio Tartufo d'oro, che ha visto al secondo posto Claudio Morelli, con un tartufo di 567 grammi trovato con il cane Bosi nei boschi intorno a Palaia.

Marco Mansani, vice presidente dell’Associazione tartufai, e a sua volta cercatore, rileva che andare in cerca della “pepita” non è affatto semplice, che si tratta di una passione non sempre ripagata “dal successo”. Dell’associazione fanno parte circa 300 tartufai, che riescono a raccogliere, in media, quanti tartufi? «Non si può dire. Dipende non solo dalle annate, ma anche del tempo che si dedicata alla “caccia”. Quindi ogni numero è irreale e non veritiero», dice.

Comunque il territorio delle colline sanminiatesi, della Valdegola, del Palaiese e di Montaione, è davvero baciato dalla dea bendata nella presenza del Tuber magnatum pico.

La Mostra mercato ha chiuso i battenti dopo tre fine settimana di eventi, feste, stand aperti, ristoranti e chef in azione con un bilancio di presenza inferiore però all’edizione del 2018. Ma la causa è da ricercare non nella bontà e nell’impegno degli organizzatori, bensì nel tempo particolarmente inclemente di questo piovoso novembre, con allerta meteo che andava dal giallo al rosso. Tant’è che domenica 17, il sindaco Simone Giglioli è stato costretto, in accordo con la prefettura, a emettere un’ordinanza con cui si doveva chiudere la festa alle ore 18. Non tanto per un possibile rischio sul colle di San Miniato, quanto per un rientro a casa più sicuro delle migliaia di persone, stante il pericolo di esondazione dell’Arno e di suoi affluenti. Così, a fine Mostra le presenze si sono fermate a circa 50mila, mentre l’anno scorso erano state ben 90mila.

Il premio della Pro Loco per il tartufo più grande, il cosiddetto “Tartufissimo” è andato all’azienda Gazzarrini che ne ha portato uno in mostra di 605 grammi. E stato trovato a Corazzano dal cane di Ettore. Il premio dell'associazione tartufai, dedicato al mitico Stagnazza, va all'associata più longeva Luciana Manetti; anche per la sua costante azione a favore e in difesa dell’ambiente. Ma il momento è stato anche il modo di rinsaldare l’amicizia tra San Miniato e Casola Valsenio (c'erano il sindaco e una delegazione), località dalla quale proveniva Stanislao Costa che insegnò (e fece capire a tutti) sul colle e in valle che nel sottosuolo si poteva trovare l’oro. —

Paolo Falconi



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