Disturbi autolesivi dei giovani, come cogliere le prime cause
Il delicato argomento è stato trattato dalla neuropsichiatra infantile Maria Mucci in un affollato dibattito svoltosi nell’auditorium Fonte Mazzola di Peccioli
PECCIOLI. I disturbi auto-aggressivi sono quei comportamenti autolesivi che possono sfociare anche in veri tentativi di suicidio, un fenomeno purtroppo molto diffuso tra gli adolescenti. A parlarne di fronte a una sala gremita di genitori, insegnanti e cittadini è stata Maria Mucci, neuropsichiatra infantile e responsabile dell’Unità operativa di emergenza psichiatrica della fondazione Stella Maris di Calambrone, nel terzo appuntamento del ciclo di incontri “Crescita ad ostacoli“, per parlare dei rapporti fra genitori e figli in età adolescenziale e di tutte le nuove emergenze. Gli incontri sono rivolti alle famiglie degli alunni dell’istituto comprensivo statale “Fra’ Domenico” di Peccioli e Palaia.
L’incontro si è svolto all’auditorium Fonte Mazzola, a Peccioli, e si è aperto con i saluti del sindaco, Renzo Macelloni, che ha dichiarato la sua soddisfazione. Il preside, Gianluca La Forgia, ha ribadito: «L’adolescenza è veramente un periodo importante molto bello, ma anche pieno di ombre di cui gli adulti molte volte non si accorgono». Il presidente della Stella Maris, Giuliano Maffei, ha sottolineato l’importanza e il ruolo dei genitori nel comprendere i propri figli. «In età pre e adolescenziale l’autolesionismo non suicidario è divenuto un motivo di frequente richiesta di consultazione in ambito clinico - spiega Mucci - e costituisce un fenomeno in continua espansione».
Il picco d’insorgenza di queste condotte viene generalmente collocato tra i 13 e i 15 anni. Purtroppo il limite di età si sta progressivamente abbassando e la sua diffusione nella popolazione giovanile (tra il 15% ed il 30%) sta aumentando, anche per l’effetto dei social. «Inoltre - ha proseguito la neuropsichiatra - il legame con l’ideazione e le condotte suicidarie rendono l’autolesività cosiddetta non suicidaria un possibile esordio di traiettorie evolutive con rilevanti aspetti psicopatologici in cui si intrecciano disturbo dell’umore, impulsività e discontrollo emozionale. Il suicidio risulta essere a livello mondiale la seconda causa di morte nella fascia di età fra i 15 e i 29 anni».
Di fronte a questi comportamenti cosa possono fare genitori e insegnanti? «Possono fare molto già a livello di prevenzione primaria - prosegue Mucci - nel tentare di influire sulle circostanze in grado di determinare la comparsa di problemi psicologici e comportamentali che possono iniziare con segnali minimi di malessere e sfociare in un’ideazione suicidaria. Ancor più importante è la stretta collaborazione con i servizi specialistici e altre agenzie territoriali formative ed educative».
«I giovani non hanno maturità emotiva e per cui non bisogna smettere di accompagnarli. Gli adulti – conclude la dottoressa - non devono mai rinunciare al proprio ruolo, ne hanno bisogno i nostri adolescenti». —
Tommaso Silvi
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