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Crescita a ostacoli: i segreti della mente nei bambini
Nel secondo appuntamento di Peccioli sono state illustrate le difficoltà nello sviluppo comportamentale e relazionale in età prescolare
PECCIOLI. Secondo appuntamento della rassegna “Crescita a ostacoli”, negli spazi dell’anfiteatro Fonte Mazzola a Peccioli, per imparare a comprendere meglio i cambiamenti nella vita di un giovane. L’iniziativa è stata organizzata da Comune, guidato dal sindaco Renzo Macelloni, e Fondazione Stella Maris, in collaborazione con Belvedere Spa e l’istituto comprensivo “Fra’ Domenico da Peccioli”, rappresentato dal dirigente scolastico Gianluca La Forgia.
Il presidente della Fondazione Stella Maris, Giuliano Maffei ha esortato i presenti a «non aver paura se sono presenti alcuni disturbi del cervello, poiché è plastico, e come un vaso di creta si può modellare. Un terzo del nostro cervello è genetico, ma gli altri due terzi si formano dalle esperienze che facciamo nella società, e su questi possiamo intervenire».
Relatrice la dottoressa Valentina Viglione, neuropsichiatra infantile, che ha illustrato le difficoltà nello sviluppo comportamentale e relazionale, esaminando gli aspetti al limite e a rischio, nell’incontro dal titolo “I disturbi socio-relazionali, attentivi e comportamentali in età prescolare e scolare”. La dottoressa ha analizzato la fascia prescolare dai 3 ai 6 anni, nei quali si riscontrano cambiamenti fisici, comportamentali, emotivi, cognitivi. «In questa fascia di età – ha spiegato – può essere difficile distinguere i sintomi di un comportamento normale o all’estremo ma comunque proprio dello sviluppo tipico, dai sintomi a rischio o francamente patologici. Se un bambino mostra dei sintomi patologici già in questa delicata fase, c’è il possibile rischio di continuità del disturbo nello sviluppo in età evolutiva e adulta».
Il temperamento, ovvero il complesso di differenze individuali nella regolazione emotiva, è un aspetto su cui si è soffermata la neuropsichiatra: «Considerare le differenze nel comportamento di un piccolo è importante perché l’ambiente e gli adulti risponderanno in modo diverso a seconda del temperamento che avranno davanti».
Un altro aspetto non trascurabile sono le crisi di rabbia, con pianti, urla, lancio di oggetti, e che possono essere scatenate da tutto ciò che ha a che fare con le prime regole da seguire nella vita di comunità di un piccolo. «Nel momento acuto, non bisogna discutere col bambino, né assecondarlo. Si può ignorare il comportamento e rinforzare i comportamenti positivi avvenuti in precedenza». Queste crisi potrebbero segnalare un’evoluzione in disturbi veri e propri se gli episodi sono frequenti e durano più di 25 minuti, oppure quando l’interessato presenta comportamenti auto ed eteroaggressivi. «È difficile far fronte a questi episodi perché interferiscono con la quotidianità. In quel caso, è opportuno valutare l’eventuale necessità di un aiuto specialistico», ha aggiunto Viglione.
Infine, si è parlato dell’importanza del gioco: «Osservare il bambino in un contesto sociale, come gioca con gli altri fornisce indicazioni sullo sviluppo emotivo-comportamentale. Nel gioco reticente, il ragazzino osserva i pari, senza partecipare perché ha paura dell’interazione: questo può portare in futuro ad un rischio di ansia sociale. Il gioco può essere passivo-solitario, quando i piccoli preferiscono stare da soli ma sono capaci di interazioni socialmente competenti quando chiamati a farlo: questi sono ben regolati emotivamente. Infine, il gioco attivo-solitario dove, anche se interessati a stare con gli altri, questi bambini giocano da soli, poiché isolati e ignorati dai coetanei: in questa circostanza si può sviluppare un disturbo del comportamento».—
Giulia Zamponi
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