Il presidio
Stasera al Museo un maxischermo per “Enrico Piaggio un sogno italiano”
La fiction è trasmessa su Rai 1, in sala l’attore Roberto Ciufoli Protagonista anche la Vespa 98 che fu donata all’arcivescovo
pontedera. Visione collettiva, questa sera, della fiction “Enrico Piaggio: Un sogno italiano” all’’auditorium del Museo Piaggio. Un grande schermo proietterà le immagini che Rai Uno manderà in onda per tutto il pubblico televisivo dalle 21.30 circa.
Ma a Pontedera non si poteva fare diversamente, per il “capitano d’azienda” che ha messo in moto il mondo, anzi lo ha “vespizzato” e continua a farlo. E per questa sera si prevede un tutto esaurito, visto l’interesse che si è sviluppato intorno alla produzione della fiction dedicata a Enrico Piaggio in cui si racconta in modo efficace ed avvincente le vicissitudini che portarono alla nascita e all’affermazione della Vespa.
Interesse decretato anche dai luoghi delle riprese, in estate, che ha visto tante comparse della zona, di ogni età coinvolte. Tra cui anche alcuni soci del Vespa Club Pontedera tra i quali Gian Domenico Rancadore e Stefano Buonasera. Le riprese hanno avuto luogo tra giugno e luglio, tra Roma, Pisa (piazza dei Miracoli e lungarni) e alla Fattoria Varramista di Montopoli.
Si tratta di produzione di Massimiliano La Pegna per Moviheart in coproduzione con Rai Fiction, per la regia di Umberto Marino; la fiction annovera nel suo cast molti attori famosi quali Alessio Boni nei panni di Enrico Piaggio, Violante Placido, Francesco Pannofino, Enrica Pintore, Bruno Torrisi, Moisé Curia e Beatrice Grannó. Ospite d’onore alla serata del Museo Piaggio Roberto Ciufoli che nel film interpreta l’ing. Corradino d’Ascanio
La fiction parte proprio da Pontedera alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945. La fabbrica della Piaggio è in macerie e i dodicimila operai che impiegava sembrano ora condannati alla disoccupazione e alla miseria. Tra l’altro le catene erano state momentaneamente trasferite a Biella, dopo il bombardamento a Pontedera dove si producevano motori di aereo. Enrico Piaggio avverte l’enorme responsabilità che grava sulle sue spalle: la vita di tante famiglie dipende dalla sua capacità di creare nuovo lavoro.
Inizia quindi a formarsi nella sua mente un progetto, un sogno, quello di un mezzo di trasporto piccolo, robusto, agile ed economico, capace però di rilanciare la mobilità individuale dando impulso alla ripresa della vita economica e civile del Paese. Per dare concretezza a questo sogno si rivolge all’ingegner Corradino d’Ascanio. Odiava, per sua ammissione, le moto e quindi si dette da fare per un progetto diverso in grado di far muovere la gente. Ecco l’intuizione della Vespa.
Protagonista della fiction una Vespa particolare, quella di un collezionista, Roberto Donati di Piacenza: una Vespa 98 di colore bordò, appartenuta all’arcivescovo di Pisa mons. Ugo Camozzo regalatagli dalla Piaggio.
Lo stesso Donati ne parla in modo entusiasta, mentre dalla sua città sta arrivando a Pontedera per non perdersi l’evento tra le mura che raccolgono il suo sogno, che è poi il sogno cult dell’Italia nel mondo.
«Era il 1985 quando acquistai quella Vespa. Allora non c’era internet e ci si affidava a delle pubblicazioni specializzate per gli annunci. Sono molto affezionato a quel modello, uno della decina che mi è rimasto – racconta Donati – dopo aver chiuso il Museo della Vespa che avevo allestito a Piacenza».
La Vespa bordò la tiene come una figlia, immagino. «Beh come non potrei: ci salgo un paio di volte all’anno. Ma sono felice che sia entrata nella fiction su Enrico Piaggio». Roberto Donati è stato anche prezioso alla produzione. Assistendo alle riprese, e conoscendo molto del mondo Piaggio-Vespa «mi sono permesso di intervenire in alcune scene, specialmente in alcuni dialoghi. Ben accolto dal regista». E anche la figlia, appassionata di Vespe, ha preso parte alle riprese: fa la controfigura in alcune scene “a rischio” di Enrica Pintore nel ruolo di donna Paola Piaggio. —
Paolo Falconi
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