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Ovini dimezzati in 9 anni La Cia: «Settore a rischio i cittadini ci aiutino»

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VOLTERRA. Una delegazione della Cia di Pisa guidata dal direttore Stefano Berti e da Giovanni Cannas, contitolare della Fattoria Lischeto di Volterra, ha partecipato ai lavori all’Assemblea regionale pastori organizzata dalla Cia Grosseto. È intervenuto tra gli altri l’assessore Regionale all’agricoltura Marco Remaschi. Dai numerosi interventi è emerso ancora una volta la stato di grande sofferenza della pastorizia toscana. «I motivi – sottolinea la Cia – sono sempre i soliti: il prezzo di mercato del latte ovino che spesso non copre nemmeno i costi di produzione e la predazione con le greggi sempre più esposte agli attacchi di lupi e ibridi che, oltre a creare danni enormi, comportano problemi e costi aggiuntivi nella gestione degli allevamenti. Si è costretti infatti a tenere sempre di più gli animali nelle stalle con necessità di reperire foraggio a maggior costo e sempre meno al pascolamento che, oltre a ridurre i costi, è fondamentale per il benessere degli animali». La Valdicecina è l’area con la più importante presenza di pastori della provincia di Pisa. Presenza che è però in continuo calo, sia in termini di allevamenti che di capi allevati. L’ultimo censimento Istat del 2010 evidenziava la presenza di oltre 35.000 capi ovini in Valdicecina. Un dato che a oggi si avvicina al dimezzamento. «Con questa tendenza non è difficile ipotizzare la scomparsa del settore nei nostri territori. Questo determinerà gravi conseguenze dirette sul piano occupazionale, sia indirette, in quanto la pastorizia è il perno attorno al quale si attiva un’agricoltura virtuosa».

La richiesta della Cia di Pisa è che, oltre a tutte le azioni possibili messe in atto dalle istituzioni, siano «i cittadini a dare una mano ai nostri pastori e alla nostra agricoltura, facendo scelte adeguate sul cibo che portano in tavola. Scegliere ad esempio formaggi pecorini e carne di aziende locali è di grande importanza se abbinato alla consapevolezza del vero valore dei prodotti che acquistiamo e quindi alla disponibilità a pagare prezzi che consentano ai pastori di continuare a svolgere dignitosamente le loro attività, fondamentali per economia, ambiente e paesaggio». –

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