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volterra 

L’anfiteatro che non c’era spiegato in tutti i suoi segreti

Paolo Falconi
L'area di scavo dell'anfiteatro romano a Volterra
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L'area di scavo dell'anfiteatro romano a Volterra

Tanta gente che non ha voluto mancare allo scoperta dell’opera rinvenuta a Volterra soltanto 4 anni fa risalente al primo secondo dopo Cristo

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VOLTERRA. Quello scrigno di tesori lunghi duemila anni che è la città di Volterra ha aperto un’altra bellezza in via di definizione: l’anfiteatro romano vicino all’etrusca Porta Diana, poco distante dall’attuale cimitero comunale. Ma già ai tempi del popolo etrusco quella zona a nord del centro abitato ospitava una necropoli.

Dal 2015 è stato portato alla luce un anfiteatro che per grandezza (è un’ipotesi, visto che gli scavi proseguono) raggiunge dimensioni notevoli. Si pensa a un ovale di 82 metri per 64 con tre ordini di gradinate. La visita guidata degli scavi, con Elena Sorge responsabile per la Sovrintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Pisa e Livorno a dare il benvenuto prima di assegnare i vari gruppetti di ospiti ai vai colleghi per un giro intorno all’anfiteatro.

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L’iniziativa si chiama “L’anfiteatro che non c’era. Open Day con visite guidate agli scavi” ed è promossa dalla medesima Soprintendenza archeologica, dal Comune di Volterra, dalla Fondazione Cassa di risparmio di Volterra, da Cooperativa Archeologia, Soing Strutture e Ambiente e dai Musei di Volterra. L’evento, va detto, è stato possibile grazie all’impegno di enti e associazioni del territorio che forniscono il loro supporto tramite molti volontari: Consorzio turistico Volterra Valdicecina, VolterrADuemila6, ProVolterra, SOS Volterra, Misericordia di Volterra e Croce Rossa Volterra.

I lavori hanno riportato, al momento, soltanto una parte di quella che doveva essere un’imponente opera che a partire dal 1400 è “precipitata” sotto terra e quindi averla trovata 4 anni fa è stata una vera e propria sorpresa. Non si esclude che sia stata costruita in due tempi, aggiungendo nel secondo secolo d.C. quello che allo stadio di San Siro attuale si chiamerebbe terzo anello. E si ipotizza anche che nella cona collinare sovrastante sia stato un pullulare di domus di notevole importanza.

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