Il Tirreno

Pontedera

tra storia e tradizione  

Nannelli e l’intuizione della Fiera degli uccelli

Paolo Falconi
Nannelli e l’intuizione della Fiera degli uccelli

Ha inventato e guidato sin dalla nascita la manifestazione di Capannoli Un carattere di ferro che lo ha aiutato anche nel suo lavoro di commerciante

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CAPANNOLI. Chi dice Loriano Nannelli, dice Fiera nazionale degli uccelli di Capannoli. Quest’anno, domenica scorsa, arrivata a quota… quasi 60. «L’idea me la dette un assessore regionale. In Toscana mancava una manifestazione del genere – racconta lo stesso Nannelli – e partimmo in Valdera. Poi siamo arrivati alla qualifica di Fiera nazionale: il che dimostra il nostro impegno e le nostre capacità. Posso dire che da subito abbiamo riscontrato notevole successo e una bella partecipazione di espositori e di pubblico».

Però ora Nannelli ha mollato tutto. E il presidente dell’Associazione Fiera nazionale degli uccelli è diventato l’avvocato Leopoldo Citi.

Nannelli, come mai dopo tutti questi anni ha lasciato la sua creatura?

«Perché bisogna staccare. Anche per ragioni anagrafiche. E poi perché io voglio essere e restare amico di tutti, mentre mi stavo accorgendo che stavano emergendo contrasti dentro al consiglio. In particolare vedute diverse su come operare. Poi il nuovo consiglio mi propose di fare il presidente onorario. E il mio no è diventato ancora più risoluto».

Però l’ingranaggio era oliato. Viaggiava a gonfie vele. Arrivare a 59 edizioni, con lei alla guida, non è certo un gioco da ragazzi. E la sua esperienza è davvero un tesoro da cui trarre benefici.

«Occorre tanto impegno. E noi ce l’abbiamo messo. Sempre. Poi non ho visto arrivare cose nuove per il bene della Fiera degli uccelli. Che era la cosa che sempre mi ha guidato in tutti questi anni».

Insomma, è un Loriano Nannelli deciso, ma non polemico. E più che irritato è spontaneo. Come quando, da dirigente dell’Unione spotiva Capannoli, rincorse l’arbitro in campo, reo, a suo dire anche oggi dopo tanti anni, di non aver concesso un rigore grosso come un palazzo alla sua formazione viola. Si era raccomandato agli altri del consiglio direttivo che non lo inserissero tra i dirigenti.

«Ma loro nulla. Mi ci infilarono. E a bordo campo sentivo che non mi sentivo libero di tifare a mio modo. Come quella volta… appunto. Menomale che dopo con l’arbitro ebbi un colloquio amichevole e chiarificatore. Al punto che non prese alcun provvedimento nei miei confronti».

Dal 1970 è cavaliere al merito della Repubblica italiana. Ma decise che sui biglietti da visita non l’avrebbe fatto mai scrivere. «E successivamente dissi di no anche alla proposta di diventare commendatore».

La sua vita è fatta da sempre di lavoro e di rapporti umani da coltivare...

«Allora, voglio raccontare una cosa, che forse può essere perfino una curiosità. Non vi immaginereste mai cosa mi ha dato una mano a costruire rapporti. Glielo dico: una riserva di caccia vicino a Miemo. Quanti inviti! Tutti a caccia portavo. E dopo una giornata di divertimento portavano a casa pure selvaggina di valore E dire che mio nonno, quando ero giovane, mi rimproverava che in una famiglia di cacciatori ero l’unico a non avere il porto d’armi. Poi lo accontentai».

Arrivato a 87 anni, Loriano Nannelli quasi accende il grande schermo della sua vita passata e racconta. Racconta a ruota libera. Spiega e ricorda. Parla del suo negozio di alimentari a Capannoli che chiuse nel ’73. «Volevo aprire un supermercato con alimentari e macelleria. Sempre a Capannoli. Non mi dettero i permessi e allora rinunciai».

Però dopo è nata l’azienda di ingrosso di acque, vini, ecc.

«E birra. Fui il primo da queste parti a importare ottima birra dalla Germania. Un bel giorno vennero a farmi un po’ di appunti e io cosa feci? Mandai tutti a quel paese e siccome non mi avevano dato neppure le attrezzature in comodato d’uso, erano tutte mie, cambiai marchio. E poi ho distribuito spumanti prestigiosi e così i vini. Rifornivo tutta la Valdera, la Valdicecina, ma arrivavo anche sulla costa e perfino all’Elba. Qualche volta. Insomma un’attività ben avviata che ho chiuso 4-5 anni fa perché non avevo trovato con chi proseguire o chi poteva farlo da solo ma con lo stesso passo mio».

E quindi ora, Loriano Nannelli si è messo a fare il pensionato vero. Forse anche d’oro?

«Più o meno. Ma di sicuro non d’oro. Quando ho potuto ho aiutato la gente. Ora mi piace leggere, ma ancor di più camminare. Lo faccio ogni mattina. E poi se ho da fare qualche commissione, la faccio».

Dal 1997 è vedovo di Marcella, che faceva l’insegnante. E la figlia Paola è impiegata in una nota ditta di import dalla Cina di Bientina. —

Paolo Falconi

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