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I lavoratori ex Tmm ancora a rischio: sono saltati due possibili accordi
Pontedera. Mentre va avanti lo smantellamento dell’ex fabbrica si addensano altre nubi sui soci della cooperativa
PONTEDERA. «Non vogliamo certo mollare: lo dobbiamo a tutti i lavoratori e le lavoratrici che, negli ultimi due anni, hanno lottato e non hanno mai smesso di crederci». È questo l’appello di Massimo Braccini, segretario regionale della Fiom, che ancora una volta riporta a galla la questione degli operai della ex Tmm, azienda dell’indotto Piaggio, chiusa repentinamente nell’agosto del 2017. Dopo un anno di battaglia sindacale, 26 dipendenti degli 85 che hanno perso il posto di lavoro hanno deciso, con il supporto della Cgil e Legacoop Toscana, di creare una cooperativa (“Presidio Meccanico Pontedera”, Pmp) che ha già portato a termine la prima commessa. Ma che, adesso, è in cerca di nuovi partner. Che al momento, purtroppo, scarseggiano.
UN PASSO INDIETRO. Un fulmine a ciel sereno. Così si potrebbe sinteticamente descrivere il fallimento della Tmm, fabbrica produttrice di marmitte che, nel cuore dell’estate di due anni fa, sprangò i cancelli ai propri lavoratori. Ben presto, quelli che diverranno poi i 26 soci fondatori della Pmp hanno deciso di mantenere vivo un presidio permanente in viale Africa, sede della ditta. Un anno di mobilitazione che, secondo l’assetto proprietario dell’azienda, avrebbe anche causato impedimenti nel processo di liquidazione. Per questo, nel giugno 2018, i 26 operai sono stati citati in tribunale per una richiesta danni di circa un milione di euro. Ciononostante, come detto, un paio di mesi più tardi è nata una nuova cooperativa che mirava al reinserimento degli ex dipendenti Tmm nel mondo del lavoro. Che, a tutti gli effetti, ha raccolto un primo, piccolo successo: quest’anno, per conto di un’altra ditta, Pmp si è impegnata nell’assemblaggio di casette in legno prefabbricate. Da quel momento, però, gli operai vivono un momento di stasi.
SPERANZE SFUMATE. Mentre ieri si assisteva allo smantellamento interno della Tmm, Braccini ha spiegato come la cooperativa sia alla ricerca di partner. «Non sappiamo cosa stia avvenendo là, anche perché era per noi impossibile continuare l’opera della cooperativa in quel contesto – dice – ciò che è importante è che eravamo vicini a due traguardi importanti, purtroppo sfumati per una forte frenata del mercato». Una commessa, ad esempio, avrebbe potuto arrivare direttamente dalla Germania, impegnando gli operai per diversi anni. «Una proposta seria, sulla quale abbiamo lavorato a lungo – prosegue Braccini – abbiamo fatto trattative e molte discussioni, ma anche in Germania si è avuto un deciso rallentamento». Niente da fare, purtroppo, anche per una proposta locale. «Ci siamo confrontati anche su un progetto industriale con una ditta di Lucca – commenta – ma, anche in questo caso, tutto è sfumato all’ultimo».
LE PROSPETTIVE. Una situazione di stallo, dunque. Per la quale, Braccini individua alcune cause. «C’è un forte rallentamento non solo globale, ma anche regionale – prosegue – oltre al fatto che gli appalti vengono fatti sempre più al ribasso, danneggiando sistematicamente le aziende più piccole». Del resto, anche la cooperativa deve avere i propri utili. «Vogliamo ritagliarci il nostro spazio – conclude – ma i dipendenti lavorano per avere un certo margine e delle garanzie». Il cammino è ancora lungo, dunque. Anche se, negli ultimi due anni, gli operai dell’ex Tmm hanno dimostrato di non aver certo paura di camminare. —
Pietro Mattonai
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