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Omicidio del Filare: fermato 45enne Sarebbe un cliente dei due pusher
C’è un uomo di 45 anni in carcere, accusato di essere l’omicida dello spacciatore 25enne freddato con un colpo di pistola nel boschetto al Filare, c’è un diciannovenne ancora grave, ricoverato alle Scotte di Siena dove è arrivato con una ferita d’arma da fuoco all’addome e c’è probabilmente anche un complice sul quale si sta concentrando l’attenzione dei carabinieri.
La svolta è arrivata mercoledì sera quando i carabinieri sono andati a bussare alla porta di casa di Mirko Meozzi, 45 anni di Scarlino, con un’ordinanza di fermo firmata dal sostituto procuratore Anna Pensabene che sta coordinando le indagini delgli uomini del nucleo investigativo del comando di Grosseto e quelli della compagnia dei carabinieri di Follonica. L’uomo è accusato di tentato omicidio, per aver ferito Rahaal Eljamouni, il diciannovenne che era nel boschetto del Filare lunedì sera e di omicidio, per aver sparato e ucciso Bouazza Jarmouni, il venticinquenne di origini marocchine che in quella macchia vendeva droga insieme all’amico. Entrambi originari di Pontedera, i ragazzi venivano utilizzati per spacciare nei boschi. È lì che sarebbe arrivato prima di mezzanotte Meozzi, un laboratorio da fabbro chiuso qualche tempo fa e qualche precedente per droga ed è lì che sono stati esplosi tre colpi di calibro 9. Uno ha ucciso Jarmouni, il cui cadavere è stato scoperto soltanto alcune ore dopo, quando la donna che è andata a soccorrere Eljamouni si è presentata dai carabinieri per dire loro che nel boschetto ai bacini di San Giovanni, c’era un ragazzo a terra. Bouazza è morto, sulla strada che porta in mezzo a quel bivacco dove i due giovani vivacchiavano, su sedie da mare e sacchi di cibo mal conservato. Ieri, davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna, il 45enne non ha confessato: assistito dall’avvocato Roberto Cerboni, ha ripetuto quanto già raccontato al sostituto procuratore.
Ieri mattina, nel carcere di Grosseto, è stato convalidato anche l’arresto di Abdellah Jamouni, lo zio del diciannovenne ferito. Il ragazzo, che ha poco più di vent’anni, il giorno dopo l’omicidio si è presentato ai carabinieri per raccontare delle telefonate e dei messaggi ricevuti dal nipote colpito da un proiettile che sarebbe stato sparato da Meozzi. Difeso dall’avvocato Massimo Parenti, è stato portato in carcere, perché su di lui pendeva un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice a giugno, sempre per spaccio.
«Ringrazio gli inquirenti e l’Arma dei carabinieri per l’efficacia investigativa che ha permesso di individuare e arrestare il presunto omicida - dice il sindaco di Gavorrano Andrea Biondi - Non ho mai minimamente dubitato sulla capacità risolutiva delle nostre forze dell’ordine. Mi preme ringraziare i concittadini che hanno aiutato le indagini attraverso le loro segnalazioni, perché è importante mai girarsi dall’altra parte, per non fare sì che atti violenti possano rimanere impuniti. Esprimo cordoglio ai familiari della vittima, che al di là della fedina penale e della nazionalità, avrà sicuramente persone care che stanno piangendo la sua scomparsa, e che saranno grati agli inquirenti per le indagini condotte in poco tempo». —
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