Il presidio
Tra Cariddi e Scilla in poco più di un’ora per gli Scialacquati nessun canto di sirene
Il gruppo di 10 pontederesi ha compiuto la traversata dello Stretto di Messina con uno sguardo anche all’ambiente
pontedera. Meglio di Ulisse, più bravi delle correnti sempre difficili da preventivare. Ma comunque da mettere nel conto. Il gruppo degli Scialacquati pontederesi ha centrato l’impresa: lo Stretto di Messina è stato attraversato a nuoto in poco più di un’ora. Partenza dal faro di Messina intorno alle 9 dopo essere stati convocati per le 7 dalla Capitaneria di Porto per le procedure. E poi hanno toccato il continente nella zona calabrese di Cannitello, poco distante da Villa San Giovanni, punto strategico fondamentale per i collegamenti con la Trinacria fin dall'antichità.
L’impresa, sostenuta da Peccioli Scarl e Assostudio1989, è compiuta. Così Andrea Bartalena, Domenico Cheli, Federico Creatini, Beatrice Daini, Andrea Falchi, Federica Felici, Serena Lassi, Giorgio Nazzi, Lara Pellegrino, capitanati da Enza Spadoni. È rimasto a Pontedera Marco Cavallini per un infortunio. Gli altri se la sono cavata alla grande, percorrendo i 3.500 metri dello Stretto in un’ora e qualche minuto.
Spiega soddisfatta Enza Spadoni: «È andato tutto secondo previsioni, anche se a circa metà traversata abbiamo dovuto fare i conti con alcuni gorghi e conflitti delle correnti. Si era alzato un po’ di scirocco e la confluenza di due mari, il Tirreno e lo Ionio in quel punto, ci ha messo un po’ in difficoltà». Ma l’impegno era tanto, la soddisfazione immensa, la preparazione all’altezza della competizione.
«Inoltre eravamo scortati da imbarcazioni, oltre a una che faceva da timone con cronometrista, specializzati in salvataggio, e una nave ammiraglia con medico a bordo».
Insomma, se da una parte Cariddi (ovvero colei che risucchia, che Omero, durante il viaggio di Ulisse, racconta per la prima volta come mostro che tre volte al giorno ingurgitava e rigettava le acque del mare trattenendo gli esseri viventi) si allontanava, dall’altra si avvicinava la ninfa Scilla (colei che dilania) che solo Ulisse scampò alla sua ira, facendosi legare dai compagni all’albero della nave con tappi di cera alle orecchie per non sentire il canto delle sirene.
Gli Scialacquati di Pontedera hanno superato tutto questo con perizia. «Anzi – è sempre Enza Spadoni che racconta – abbiamo raccolto un po’ di plastica dal mare, secondo il nostro spirito di attenzione verso l’ambiente e dignità umana sempre dinanzi a tutto. Questi sono stati i punti fermi della nostra impresa, preparata nel mare della Toscana e nella piscina di Pontedera». —
Paolo Falconi
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