Il Tirreno

Pontedera

parlano gli esperti 

Alterato lo strato di acqua salata presente sul fondale

Tommaso Silvi

I tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale: se si fosse trattato di un atto di avvelenamento sarebbero morti anche gli altri pesci

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PONTEDERA. L’immagine è forte. Ma non ci sono allarmi, né tantomeno circostanze tali da poter far gridare al “caso eccezionale”. I muggini morti trascinati dall’Arno non nascondono alcun mistero.

Si tratta di un fenomeno naturale, e piuttosto frequente, che si verifica in occasione di importanti piogge. In particolare, nei casi in cui gli acquazzoni causano le piene di fiumi e canali. Ieri l’Arpat, non appena i pesci sono comparsi senza vita a pelo d’acqua, ha approfondito la vicenda. I motivi della strage di muggini, però, sono apparsi chiari fin da subito. Si sono ritrovati senza ossigeno da immagazzinare attraverso le branchie, hanno smesso di respirare e quindi sono morti.

Fiumi come l’Arno, infatti, hanno una particolarità: in superficie, e per alcuni metri di profondità, presentano acqua dolce, ma sul fondale hanno uno strato di acqua salata che permette ai muggini - pesci che solitamente vivono in mare - di trovare l’habitat adeguato per rimanere in vita. Con piogge molti forti, però, il fondo del fiume viene smosso dalla piena, e quindi lo strato di acqua salata, per alcuni giorni, viene scalzato. I muggini, dunque, non riescono a respirare correttamente e muoiono.

Ieri mattina in molti hanno scattato foto e girato video alle carcasse dei pesci in Arno, postando le immagini sui social network. C’è chi ha anche tirato in ballo l’ipotesi dell’inquinamento delle acque a causa della piena, che potrebbe essersi portata dietro sostanze tossiche. «È una possibilità – spiega l’Arpat – ma non sembra la causa di ciò che è accaduto con i muggini in Arno. Se si fosse trattato di un avvelenamento sarebbero morte anche gli altri pesci presenti nel fiume». In sostanza, quindi, ci ha rimesso l’unica specie “di mare” che vive anche nei fiumi.

Scongiurate, almeno fino a questo momento, le ipotesi che parlano di un avvelenamento delle acque. Fenomeni simili - lo confermano i pescatori di fiume - si sono verificati negli anni scorsi anche in altre località della Toscana. Non sono rari, ma neppure troppo frequenti.

È necessario, infatti, che i temporali siano di forte intensità per causare un movimento delle acque tale da far scomparire lo strato di acqua salata sul fondo. Il macabro spettacolo è destinato a terminare in fretta, dato che i muggini verranno trascinati via dalla corrente e nel giro di qualche giorno non si vedranno più nelle acque dell’Arno.

Dispiace per i pesci, ma per fortuna si può dire quasi con certezza assoluta che non c’è stato alcun caso di avvelenamento delle acque del fiume. Semplicemente, i muggini all’improvviso non hanno più trovato ossigeno per respirare. —

Tommaso Silvi

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