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I conciatori lanciano il contrattacco: «Basta con le accuse a pelle e cuoio»

I conciatori lanciano il contrattacco: «Basta con le accuse a pelle e cuoio»

Il presidente di Unic annuncia una campagna mediatica Il sindaco Spinelli: «Serve una fiera in una città d’arte»

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FUCECCHIO. Il valore della produzione dell’industria conciaria italiana nel 2018 è stato di 4,9 miliardi di euro con il 2,8% della produzione nazionale concentrata in Toscana, nei Comuni di Castelfranco di Sotto, Montopoli, San Miniato, Santa Croce sull’Arno e Fucecchio. In questo territorio sono 1.200 le aziende tra concerie e lavorazioni conto terzi, con quasi 18mila addetti che caratterizzano l’industria della pelle. È la fotografia del settore conciario scattata durante la recente assemblea dell’Unione nazionale industria conciaria (Unic) che si è svolta all’Università Bocconi di Milano.. Un appuntamento in cui gli unici rappresentanti delle istituzioni locali erano i sindaci dei cinque comuni del Comprensorio del Cuoio a dimostrazione della sinergia che esiste tra il mondo e delle imprese e le amministrazioni locali. «La politica e le nostre amministrazioni locali – ha detto il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli – continuano ad essere vicine agli imprenditori. Soltanto tenendo saldo questo connubio possiamo rafforzare ulteriormente il nostro distretto industriale. Marciando uniti in questi anni imprese e amministrazioni locali sono riuscite a sviluppare progetti e infrastrutture fondamentali per sostenere il mondo delle concerie e della produzione di pellame».

«Nonostante gli ultimi dati parlino di un leggero calo, il settore – riprende Spinelli – si mantiene in linea di galleggiamento grazie anche agli sforzi profusi negli ultimi anni. È necessario sfatare alcuni miti che vorrebbero dare una rappresentazione negativa del settore». Il sindaco di Fucecchio la pensa come il presidente di Unic, Gianni Russo, che nel corso dell’assemblea ha annunciato «una campagna di comunicazione per ristabilire la verità intorno alla pelle e all’industria conciaria, una risposta mediatica a chi, invece, denigra il materiale in maniera strumentale. Abbiamo già affidato l’incarico ad una importante agenzia, che opera a livello internazionale, per una campagna che costruisca un percorso strategico di advertising in grado di contrastare i pregiudizi imperanti». Secondo Russo, il settore sta vivendo una crisi d’identità con la clientela che risulta disorientata da chi «fa la guerra alla pelle e al cuoio con accuse paradossali, con campagne fuorvianti, basate su assunti errati, a volte francamente ridicoli».

E anche gli operatori del settore della moda sarebbero travolti «dalla massiccia introduzione di materiali alternativi e da richieste che snaturano i valori intrinseci dei nostri prodotti».

Un quadro in cui, secondo Spinelli, serve «rilanciare i prodotti in pelle anche attraverso grandi eventi da tenersi nella città d’arte, utilizzando il connubio moda-cultura». Magari come una fiera a Firenze, idea che sta sostenendo da tempo. —



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