Meteo
Scotto verso l’uscita dal carcere per andare in un istituto protetto
montopoli. Un delirio persecutorio all’interno del quale al vittima è stata considerata il suo reale persecutore. E ancora. È necessario mantenere il paziente in una cella singola e lo psichiatra consiglia che venga trasferito in un istituto in cui sia presente una sezione per effettuare l’osservazione psichiatrica.
È quello che viene scritto per Danny Scotto, il 27enne di Chiesina Uzzanese in carcere da novembre con l’accusa di aver ucciso l’amico Giuseppe Marchesano nel salotto della sua abitazione a Casteldelbosco. Scotto non sembra idoneo a restare nel carcere Don Bosco. La sua pericolosità e le condizioni psichiche richiedono altre strutture. Di contenimento, certo, ma anche di tutela e monitoraggio per la sua salute mentale.
L’udienza davanti al Gup Giuseppe Laghezza in cui sarà esaminata la richiesta di rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica si è terrà il 18 luglio. L’accusa è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. In quella sede il giudice potrà ammettere l’imputato al rito ed eventualmente disporre di iniziativa una consulenza sull’imputato. Stando a quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo investigativo, Scotto la sera del 9 novembre scorso partì da Chiesina Uzzanese con l’idea di uccidere l’amico Giuseppe Marchesano, i cui familiari sono assistiti dall’avvocato Ivo Gronchi. Quei colpi di pistola - undici - sparati con la 357 Magnum non furono per l’accusa un gesto d’impeto, la follia incontrollata di uno scatto d’ira. No, Scotto voleva ammazzare il 27enne già al momento di salire sul pick-up del nonno con cui arrivò davanti all’abitazione di Marchesano a Casteldelbosco. Era il giorno del suo compleanno e nel delirio che ormai lo aveva rapito voleva regolare i conti con chi, tra i tanti dai tempi della scuola, non lo aveva accettato come amico. —
P.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
