Il Tirreno

Pontedera

Botte ai bimbi per imparare il Corano: l’indagine scattata dopo una chiamata al Telefono Azzurro

Sabrina Chiellini
Un momento del blitz della polizia in via Michelangelo (foto Franco Silvi)
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Un momento del blitz della polizia in via Michelangelo (foto Franco Silvi)

Santa Croce sull'Arno: gli investigatori hanno identificato tutti i genitori che portavano i propri figli nel centro di via Michelangelo

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SANTA CROCE. Botte, anche con bastoni e sbarre di ferro, per far imparare a memoria i versetti del Corano a bambini e ragazzi tra i 7 e i 17 anni. L’orrore entra di nuovo in una scuola di Santa Croce. Questa volta a finire sotto accusa sono i metodi seguiti dal personale di un doposcuola privato che fa capo a un'associazione culturale senegalese islamica, nel centro di Santa Croce sull'Arno, frequentato il venerdì e il sabato pomeriggio, dalle 15 alle 19, e la domenica, dalle 8 alle 13, da una sessantina di minori, per lo più senegalesi.

Dopo il caso dei maltrattamenti avvenuti alle scuole elementari “Carducci”, scoperti dai carabinieri nel giugno 2017, ancora una volta sono le telecamere a inchiodare due educatori, “maestri” del Corano, arrestati dalla squadra mobile della questura di Pisa e finiti sotto inchiesta per i metodi violenti e accusati di maltrattamenti su minori. Una terza persona risulta indagata in concorso nello stesso reato.

La presenza della scuola privata non era passata inosservata nel quartiere: siamo in pieno centro, in via Michelangelo, a pochi passi dal Comune. Ma nessuno dei vicini aveva immaginato che i bambini e i ragazzi che frequentavano il centro, allestito in un fondo di proprietà di un commercialista estraneo ai fatti, i maestri insegnassero l’educazione islamica con metodi violenti, picchiando gli alunni con qualsiasi cosa capitasse nelle loro mani. È un sabato mattina di inizio estate quando la notizia dei maltrattamenti si diffonde. Le strade sono quasi deserte. «Siamo sconcertati – dice Abdul Sall, del direttivo dell’associazione “Cossan”, che raccoglie la comunità senegalese di Santa Croce sull’Arno – i bambini non si toccano nemmeno con i pensieri. Mi auguro che si possa fare chiarezza su quanto è avvenuto. Certamente si parla di fatti che non sono accettabili nemmeno se si parla di qualcosa che ha a che fare con la religione».

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Quelle che saranno le reazioni dei genitori si comprenderanno nei prossimi giorni quando saranno sentiti dalla polizia che li ha identificati mano a mano che arrivavano a prendere i loro figli, mentre era in corso il blitz della questura di Pisa. In pochi nel quartiere hanno voglia di parlare. I più cadono dalle nuvole. Eppure l’indagine è partita da una segnalazione a Telefono Azzurro. «Al massimo si sentivano gli schiamazzi, le voci dei bambini, mai le urla dei maestri», dice Mohamed, che con la famiglia vive in un palazzo di fronte alla scuola delle presunte violenze. Un centro privato a tutti gli effetti dove il personale dei servizi sociali è entrato per la prima volta durante il blitz della polizia.

Per sgombrare subito il campo da speculazioni e allarmi, gli investigatori hanno precisato che dalle indagini non è emerso che ai minori venissero impartiti insegnamenti antioccidentali. Ma le reazioni non si sono fatte attendere. Il commento del deputato della Lega Edoardo Ziello: «Chi picchia un bambino – ha detto – è un infame e merita la galera a vita, a maggior ragione se chi commette tale atto è un educatore al quale viene affidato un figlio. Un comportamento ripugnante che può tenere soltanto chi è rimasto all'età della pietra. I miei più sinceri ringraziamenti e complimenti agli uomini della polizia».

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