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Via allo sciopero della fame per il teatro stabile in carcere
Digiuno del garante dei detenuti per chiedere la concretizzazione del piano Stanziato un milione che va speso entro il 2019. Presentati in Regione 2 progetti
FIRENZE. «La costruzione del teatro stabile nel carcere di Volterra è incontestabile dai partiti». La prende alla larga Franco Corleone. Il garante regionale dei diritti dei detenuti non vuole entrare in contrasto con la politica nazionale.
Chiaro però che, durante la presentazione pubblica del teatro stabile in consiglio regionale, gli siede accanto un convitato di pietra. È il governo gialloverde. Uno schieramento che fa della sicurezza uno dei suoi cavalli di battaglia e che non sembra troppo incline a stanziare fondi per la riabilitazione di chi commette crimini. In special mondo quelli gravi. Il carcere di Volterra, per esempio, ospita condannati con pene lunghe. Ma qui i programmi di reinserimento nella società sono in moto da tempo. E il milione di euro per il teatro è già stato stanziato. Va impegnato entro il 2019. Altrimenti si perde. E Corleone si lamenta che il primo progetto, quello che prevede una struttura trasparente che si appoggia al maschio centrale nella zona dell’ora d’aria, non si sa nemmeno se è stato rigettato. «Non c’è mai stato un rifiuto scritto», dice ai giornalisti.
E rilancia per il secondo progetto, quello da realizzare sul cassero, presentato a Soprintendenza e Provveditorato alle opere pubbliche. Insomma, Corleone questa battaglia del teatro stabile da realizzare nel carcere di Volterra, la vuole vincere. Il 26 ottobre scade il suo mandato da garante dei detenuti. Una petizione online a sostegno dell’iniziativa ha raccolto duemila firme. Corleone comincerà a digiunare. Tre giorni senza mangiare e staffetta del digiuno con altri volontari. Per richiamare l’attenzione sul problema.
Accanto a lui il direttore artistico della Compagnia della Fortezza, Armando Punzo. Chiodo alla Fonzie stile Happy Days, codino ribelle. Dopo trent’anni di riabilitazione dei detenuti col teatro, Punzo non la manda a dire: «Non capisco come si possano mettere in discussione i progetti per la realizzazione del teatro. All’interno del carcere sono stati compiuti gli scempi più terribili nel corso degli anni. Hanno fissato le sbarre nella zona dell’ora d’aria col cemento armato. Hanno messo le cabine elettriche. E mi sembra francamente incredibile che si dica no ai progetti di teatro messi in campo». E si torna alla volontà politica. Si torna allo Stato e da chi c’è ora al governo.
Ma vediamo i due progetti. Li spiega l’architetto del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Pasquale Ametrano. Il primo. Quello preferito da Punzo. «È da realizzare nella zona dell’ora d’aria, attaccata al maschio centrale. Prevede scavi contenuti e una teca di vetro che non compromette la vista dell’edificio storico». Il secondo progetto. Quello presentato ieri in consiglio regionale, «è da realizzare sul cassero. Il progetto – continua Ametrano – prevede il recupero del camminatoio centrale, adiacente al muro e ai cubicoli, per realizzare un piano di posa sulla pavimentazione attuale e un palco sospeso. L’unico intervento che prevede di toccare la struttura riguarda la costruzione delle tribune per circa 200-250 persone, sagomate nelle mura storiche ad un’altezza di circa 3-4 metri da terra».
Sono intervenuti anche Andrea Aleardi e Corrado Marcetti della Fondazione Michelucci. —
Samuele Bartolini
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