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in fabbrica per due euro ALl’ora 

Lavoro nero, trovati altri dipendenti irregolari

Pietro Barghigiani
Lavoro nero, trovati altri dipendenti irregolari

I finanzieri li sentiranno nell’inchiesta contro lo sfruttamento elogiata dal governatore Rossi: «Bene, i controlli funzionano»

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BIENTINA. Il plauso del governatore Rossi. E il fronte dell’indagine che si amplia.

L’inchiesta “Moonlighting” della Guardia di finanza che nel suo primo passaggio ha portato all’arresto di un imprenditore della pelletteria per sfruttamento della manodopera non si ferma alla misura cautelare. Un effetto collaterale è l’incoraggiamento ad andare avanti che arriva dal presidente della Regione, Enrico Rossi.

«Faccio i complimenti agli agenti e agli inquirenti – sottolinea Rossi –. Abbiamo iniziato questa battaglia cinque anni fa a Prato, sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. E i controlli messi in atto, anche a Firenze e Pistoia, con gli oltre settanta ispettori delle Asl che abbiamo assunto hanno dimostrato di funzionare, fornendo elementi utili anche al contrasto dell'evasione fiscale o contro lo sfruttamento di lavoratori considerati a volte quasi come schiavi, che è qualcosa assolutamente di inaccettabile».

Secondo il governatore «la chiave vincente è la collaborazione tra enti. L'abbiamo fatto anche per il caporalato, con un protocollo sperimentale contro lo sfruttamento lavorativo in agricoltura siglato tra Regione, Direzione interregionale Lavoro, Inps, Inail, associazioni di categoria di imprenditori agricoli e sindacati».

I finanzieri al comando del capitano Alessandro Limpido al momento del blitz nel capannone di via Volta dove si trova la pelletteria “Angela” hanno trovato altri dipendenti sfruttati oltre ai venti già incrociati al momento delle indagini. Saranno sentiti e anche le loro dichiarazioni saranno utili per concludere l’inchiesta.

L’altro capitolo aperto è quello degli accertamenti su Inps, Iva e imposte dirette.

Oltre a pagare 2-3 euro l’ora i lavoratori, sfruttati per 12 ore al giorno (ci sono le carte della contabilità parallela, ndr) quando figuravano in azienda per un terzo dell’orario, il dubbio dei finanzieri è che per garantire l’acquisizione di commesse da concerie di nome l’imprenditore finito in cella non guardasse tanto per il sottile al momento di saldare le scadenze con fisco e previdenza.

Di sicuro, come hanno accertato i funzionari Asl, non investiva nella sicurezza e nell’igiene del capannone.

Intanto, stamani alle 9,30 Hu Yongquan, 33 anni, conosciuto come Federico da quando è in Italia, sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giuseppe Laghezza.

Assistito dall’avvocato Nunzio Giudice l’amministratore di fatto della ditta individuale intestata alla mamma, in Cina da anni, stamani comparirà di fronte al giudice che ha firmato l’arresto in cella come richiesto dal magistrato Miriam Pamela Romano. Gli viene contestato di aver sfruttato una ventina di dipendenti, cinesi e pakistani, alcuni dei quali minacciati di licenziamento se avessero parlato con gli inquirenti. —

Pietro Barghigiani

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