Tutti a tirar per la giacca i pentastellati di Toncelli
Per Pontedera è già storia. Il ballottaggio, che scatta quando al primo turno nessuno dei candidati ottiene la maggioranza, era una ipotesi su cui pochi avrebbero scommesso alla vigilia delle amministrative. Matteo Franconi, assessore uscente del Pd (47,3%) partirà in vantaggio su Matteo Bagnoli (38,5%), espressione di Fratelli d’Italia, sostenuto da tutto il centrodestra, Lega e Forza Italia. Ma i giochi non sono fatti. Lo sanno bene le due coalizioni che dall’altra sera si sono messe al lavoro per capire cosa non ha funzionato, dove hanno sbagliato, quali sono i margini per rosicchiare nuovi consensi, tenendo conto che il “pacchetto” voti più significativo da cui attingere è quello della pentastellata Fabiola Toncelli, oltre che dei cittadini che hanno rinunciato ad andare alle urne (sono circa il 30%). I Cinque Stelle da soli, per esempio, non sarebbero sufficienti al centrodestra per centrare il traguardo, dato per scontato che il centrosinistra si rivolgerà verso Rifondazione. “Pontedera nel cuore”, con meno di 200 voti, ancora non si sa quello che farà. I grillini, considerati un po’ come l’ago della bilancia, terranno comunque conto delle indicazioni che arriveranno dai leader nazionali.
Franconi, figura di riferimento per un’ampia parte di elettorato che affonda le sue solide radici nelle tradizioni di centrosinistra, nei valori della solidarietà e delle lotte operaie, si sentiva la vittoria a portata di mano, anche solo di pochi voti, com’è avvenuto in altri comuni della provincia. È il candidato della continuità (scelto senza grossi traumi nel Pd). Ha portato avanti una campagna elettorale stando in mezzo alla gente, uscendo molto dalle stanze del Palazzo. È riuscito a “smarcarsi” un po’ dal Pd, anche con una lista civica tutta sua. I numeri usciti dalle urne gli hanno dato ragione, ma solo in parte. Il Pd è infatti passato dal 46% delle amministrative del 2014 all’attuale 29% delle Comunali e al 32% delle Europee. Ha puntato molto sulla sua lista civica “Corri Con” e ha saputo schierare nelle liste candidati espressione dello sport e delle associazioni. Ha raccolto più dal partito (il lavoro fatto da zio e nipote, Floriano Della Bella e Mattia Belli, ha avuto il suo peso) che dalle liste civiche a lui collegate. Forse le delusioni più grandi arrivano proprio da “ Pontedera in Comune”, in cui sono confluiti i candidati civici della Lista Indipendente (che nel 2014 era all’opposizione) e i Socialisti e che schierava nomi “di peso” come l’assessore Marco Cecchi e i consiglieri Eugenio Leone e Alessandro Puccinelli. Ma anche “Progetto Pontedera”, con gli ex di LeU, è andata male: tra i candidati Fabio Roberto Tognetti, già segretario del Pd prima di Della Bella.
Il centrodestra è lì che sogna, pur sapendo che la strada è in salita. Per molti di loro il ballottaggio è sempre stato un miraggio. Ora è lì, lo toccano. Si deciderà tutto la sera del 9 giugno. Vietati i passi falsi, visti i risultati dei piccoli comuni pisani. Bagnoli, dal canto suo, paga le avversità di una campagna elettorale sofferta. Forza Italia non avrebbe (i dati, infatti, non possono essere considerati ufficiali) raggiunto la soglia per ottenere un consigliere: ha un terzo di voti rispetto alle amministrative del 2014. La Lega ha fatto la parte del leone, pur senza raggiungere le percentuali delle Europee. Il centrodestra ha pagato l’avvio di una campagna elettorale segnata da un “incidente di percorso” che resterà nella storia. Era espressione del partito del Carroccio il candidato a sindaco Giuseppe Brini, durato solo due ore per una frase choc sui gay. —
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