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«I barrocci per il Palio non esistono» L’associazione si smarca da Centi
Comunicato degli organizzatori: «Siamo stati ingenui, stiamo valutando la presentazione di un esposto alla Procura»
MONTOPOLI. I barrocci non ci sono e non si trovano. Nonostante le ricerche dei carabinieri e il sopralluogo effettuato nel capannone dove dovevano essere, non c’è traccia degli antichi veicoli a due ruote con cui si sarebbe dovuto correre il Palio di Capanne. Due a questo punto le possibilità: o qualcuno li ha fatti sparire o non sono mai esistiti. È il quesito che i carabinieri stanno cercando di risolvere. E che assilla anche gli organizzatori dell’Associazione barrocciai capannesi i quali, nella serata di venerdì, hanno scelto di rompere il silenzio con un comunicato sulla pagina Facebook dell’evento. Un comunicato che sembra smarcarsi da quanto avvenuto finora.
In altre parole, l’associazione si dissocia dalla versione fornita da Francesco Centi, l’ex consigliere che si era assunto l’incarico di reperire i barrocci e portarli in paese il giorno del palio: nessun accenno al racconto del sedicente vigile che avrebbe intimato a Centi di non far uscire i barrocci dal fondo di Ponte a Egola dove erano custoditi. Una versione che aveva alimentato il mistero, alla ricerca di un “mister x” che avrebbe architettato la messinscena per sabotare la festa. Una versione, tuttavia, che si è fatta più confusa quando si è capito che i barrocci non erano dove dovevano essere.
Pochi giorni fa, parlando con Il Tirreno, lo stesso Centi aveva annunciato la pubblicazione, sulla pagina Facebook del “Palio der Barroccio”, di un proprio video in cui spiegava com’erano andate le cose e i motivi delle sue dimissioni. Un video che su Facebook non è mai arrivato, mentre due giorni dopo è comparso il comunicato dell’Associazione. «La giornata di domenica scorsa – si legge nella nota – si presentava ideale e il paese era pronto, fino alla scoperta di notizie di cui, tutt’ora, non conosciamo i contorni». Da qui l’annullamento della manifestazione e l’annuncio di un possibile recupero già per la domenica successiva.
Peccato che fin dal giorno dopo «i barrocci sono risultati introvabili – prosegue il comunicato – pur avendo interessato i carabinieri che hanno provveduto a fare un sopralluogo in quello che, per noi, doveva essere il loro provvisorio deposito. A tutt’oggi non conosciamo le ragioni che hanno determinato quest’assurda e situazione».
«L’associazione – prosegue la nota – sta valutando i metodi per presentare un esposto alla Procura, anche se non è ancora a conoscenza di quali elementi e fatti abbiano determinato questa situazione tanto paradossale quanto spiacevole ed incresciosa». Una situazione di cui l’Associazione si scusa, «con il paese e con tutti coloro che hanno creduto in noi», ammettendo di aver peccato d’ingenuità nella gestione dei barrocci: «I consiglieri e l’associazione – si legge – escluso ovviamente chi ha gestito personalmente tutta la fase di acquisto dei barrocci, sono rimasti, riconosciamo forse troppo ingenuamente, all’oscuro dei fatti e delle circostanze che hanno determinato questa situazione. Proprio per assicurare la massima disponibilità e trasparenza, ma anche per evitare che circolino illazioni, il consiglio e i ragazzi saranno disponibili ad incontrare tutti coloro che lo desidereranno in una giornata che sarà comunicata quanto prima nella tensostruttura Avis».
Per adesso, tuttavia, è impossibile cercare di avere altri chiarimenti dal presidente e dai consiglieri dell’associazione, che Il Tirreno, in questi giorni, ha cercato di contattare inutilmente. —
Giacomo Pelfer
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