Il Tirreno

Pontedera

il Caso dei disabili alla Stella Maris 

«Dal direttore totale sottovalutazione Mai intervenuto»

S.C.
«Dal direttore totale sottovalutazione Mai intervenuto»

Le motivazioni della sentenza di condanna: «Informato  del clima violento, non mise fine ai maltrattamenti»

3 MINUTI DI LETTURA





FAUGLIA. Sapevano e non sono intervenuti. I vertici del centro per disabili di Montalto di Fauglia, gestito dalla Fondazione Stella Maris, erano a conoscenza degli episodi di violenza compiuti dagli operatori sui pazienti disabili. Ma non hanno mai svolto alcuna attività di indagine interna o assunto provvedimenti disciplinari. Non solo: sono stati evidenziati illeciti di carattere amministrativo e anomalie nelle procedure di assunzione di operatori carenti di titolo per lo svolgimento delle funzioni e quindi professionalmente non qualificati per occuparsi dell’assistenza a pazienti autistici e con patologie neuropsichiatriche.

È un quadro desolante quello che emerge dalla sentenza del Gup del Tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta, che ha condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, pena ridotta per la scelta del rito abbreviato, il direttore generale della Stella Maris, Roberto Cutajar. Nella stessa udienza un operatore ha patteggiato la pena e gli altri imputati, dal direttore sanitario a due dottoresse e agli operatori, sono stati rinviati a giudizio. Emerge «l’evidente sussistenza dei maltrattamenti» tenuti nei confronti di soggetti deboli, incapaci di difendersi, affidati agli operatori per ragione di cura, vigilanza e custodia. Gli atti di violenza fisica - in 90 giorni di intercettazioni solo in 9 giorni non sono stati registrati episodi di rilievo penale - sono stati immortalati dalle telecamere che i carabinieri avevano posizionato, dopo delle lettere anonime e la denuncia di una mamma, nella palestra e nella sala del refettorio. «Ritenuta in questa fase la piena sussistenza del delitto in contestazione a carico degli operatori, fatto salvo quanto sarà deciso dal giudice monocratico nel relativo processo, occorre ribadire che le condotte sono state tenute e che Cutajar, direttore generale, avrebbe dovuto provvedere all’interruzione del rapporto di lavoro con gli stessi, quale unica misura idonea per interrompere le violenze». Invece non è stato fatto nulla e l’operatore Rinaldo Quintavalle, segnalato per più episodi, non era stato licenziato ma “dimissionato” in «modo da consentirgli di lavorare in altre strutture». Dal 2014 al 2016 Cutajar, ha ricordato il giudice, si è recato una sola volta presso la struttura. «Informato del clima violento (come emerge dalle intercettazioni) non si era attivato)».

Una fotografia che collima perfettamente con quanto denunciato dai genitori che vedevano i segni di quelle percosse e ogni volta si sentivano dare una scusa diversa. A Montalto «c’era un abituale sistema di violenze fisiche e psichiche in danno dei pazienti», scrive ancora il Gup. Anche per questo il giudice non ha concesso all’imputato le attenuanti generiche, «per la totale sottovalutazione delle segnalazioni ricevute, per non essere intervenuto, per non avere mai incontrato i parenti dei pazienti». Il Gup «non gli ha concesso la sospensione condizionale della pena, in quanto – così scrive – non c’è certezza che si astenga dal commettere altri delitti della stessa specie». Respinta invece la richiesta del pm Fabio Pelosi di applicazione della misura interdittiva, in assenza di specifici elementi a sostegno dell’istanza. –

S.C.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani