Il Tirreno

Pontedera

il processo 

Disabili maltrattati, condannato a 32 mesi il direttore generale della Stella Maris

Sabrina Chiellini
Disabili maltrattati, condannato a 32 mesi il direttore generale della Stella Maris

Alla lettura della sentenza è scoppiato un applauso liberatorio da parte dei genitori degli ospiti di Montalto 

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FAUGLIA. In aula, quando il giudice dell’udienza preliminare Giulio Cesare Cipolletta ha terminato di leggere il dispositivo della sentenza, è scoppiato un applauso liberatorio da parte di numerosi genitori degli ospiti della struttura di Montalto di Fauglia, gestita dalla Fondazione Stella Maris. Quegli ospiti, disabili, per anni maltrattati dagli operatori oggi alla sbarra.

Il direttore generale della Stella Maris, Roberto Cutajar, che aveva chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, è stato condannato alla pena di due anni e 8 mesi di reclusione per omessa vigilanza e assunzione di personale non adeguatamente formato. Condannato anche a pagare un risarcimento alle parti civili da determinarsi in sede civile. Il Gup ha comunque stabilito una provvisionale di tremila euro, immediatamente esecutiva per ciascuna delle parti offese. Si sono costituite parti civili Anmic, Telefono Viola e Agosm, l’associazione dei genitori degli ospiti della struttura. È stata inoltre accolta dal giudice la richiesta di patteggiamento di uno degli operatori. Per lui la pena, concordata tra avvocato e pm, dottor Fabio Pelosi, è di un anno e 8 mesi senza sospensione condizionale. L’imputato ha un’invalidità dell’80 per cento e un amministratore di sostegno. E fin dal 2008 ha problemi psichiatrici. Una condizione che non gli ha pregiudicato l’assunzione alla Stella Maris, dove ha però lavorato con comportamenti che, secondo l’accusa, hanno assunto una rilevanza penale. In accoglimento alle richieste della pubblica accusa è stato disposto il rinvio a giudizio per gli altri imputati, compreso Giuseppe De Vito, di Livorno, direttore sanitario della struttura. Il dibattimento avrà inizio il 12 luglio davanti al giudice del tribunale di Pisa, Eugenia Mirani.

Nel complesso erano 17 gli imputati: alcuni sono operatori, molti dei quali già licenziati, accusati dei maltrattamenti fisici sugli ospiti (almeno una ventina). Ai funzionari della struttura viene invece contestata una mancata formazione del personale a contatto con i pazienti. Andranno a processo, oltre all’ex operatore che ha patteggiato e al direttore generale, Ugo Caroti di Fauglia; Giulio Fignani di Castellina Marittima; Marco Guerrazzi di Ponsacco; Matteo Parenti di Cascina; Svetlana Parfeniuc di Capannoli; Stefano Pasqualetti di Terricciola; Gabriele Lucchesi di Collesalvetti; Cinzia Vivaldi di Pisa; Maura Testi di Ponsacco; Nicoletta Casalini di Castellina Marittima; Rita Danesi di Livorno; Rinaldo Quintavalle di Cascina; Paola Salvadori di Capannoli, già responsabile di Montalto; Patrizia Masoni di San Giuliano Terme e Giuseppe De Vito.

«Una condanna non è mai una soddisfazione – è il primo commento dei genitori – ma almeno ci conforta nel percorso che abbiamo intrapreso. I nostri figli spesso non possono raccontare quello che hanno subìto, ma i lividi che abbiamo visto parlavano da soli».

L'indagine scattò nel 2016 in seguito alla denuncia di una coppia di genitori di un paziente. Da qui la decisione degli inquirenti di installare le microspie nella residenza. «È stata riconosciuta la ricostruzione dei fatti delle parti civili, secondo cui i maltrattamenti erano abituali al punto che non potevano non essere noti ai vertici della struttura – ha detto l’avvocato Annalisa Cecchetti dell’associazione Anmic –. Certi comportamenti da parte degli operatori purtroppo erano abbastanza diffusi. Ci auguriamo che da questa vicenda la Fondazione possa prendere spunto per mettere in atto tutte quelle misure volte a evitare il ripetersi di certe situazioni». —

Sabrina Chiellini



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